Adesso tocca a Tedino. Cambio di modulo o... di testa?
In molti chiedono il ritorno alla difesa 4. Ma non è certo che sia un'impostazione assimilabile da tutti gli interpreti rosanero
Adesso tocca a Tedino.
Il ritiro dettato dalla furia dell’ex presidente Zamparini aiuterà a ricompattare il gruppo e consentirà allo staff tecnico di mettere sul tavolo tutte le valutazioni utili a comprendere la crisi profonda in cui si è precipitati dopo la batosta di Empoli, la prima delle tre sconfitte consecutive, un ruolino di marcia inedito in tutta la stagione che ha permesso ai toscani ed al Frosinone di improvvisare una prima mini fuga verso la promozione diretta.
Tocca a Tedino perché i giocatori hanno mostrato in primo luogo confusione nell’approccio tattico in tutti e tre i match persi nel mese di febbraio. Una squadra che già non girava grazie ad un meccanismo ben oliato ed assimilato, spesso portata avanti dai lampi dei singoli.
I problemi sono diversi e riguardano tutti i reparti e dunque tutte le fasi di gioco.
Perché non sarà un caso che il Palermo abbia smesso di imporsi (quantomeno nel risultato finale) da quando Nestorovski ha perso la bussola che, in un modo o nell’altro, lo portava al gol; l’infortunio di Rispoli, poi, ha pesato come un macigno nella proposta di gioco del tecnico friulano, che ha insistito sul 3-5-2 senza la pedina fondamentale, quella che, nel pieno della forma, trasformava la corsia di destra nel vero pericolo per le difese avversarie; ed il momento no di Chochev, che dopo un girone d’andata da leader del centrocampo, ha abbassato il ritmo, tanto da incassare l’esclusione dall’undici titolare contro il Foggia.
Ma se in fase offensiva le cose vanno male, non può essere soddisfatta nemmeno la retroguardia rosanero: 17 gol subiti nelle prime ventitre partite, 7 nelle ultime tre uscite. Una statistica da brividi per Bellusci e compagni, passati da difesa migliore della Serie B per tutta la prima metà del campionato ad una copia sbiadita e a dir poco irriconoscibile del muro apprezzato fino alla gara contro il Brescia.
Spetta a Bruno Tedino, dunque, far ricredere i più scettici e dimostrare che no, non è vero che il Palermo ha raccolto più di quanto potesse, stazionando per più di metà stagione al primo posto in classifica.
Come? Non è detto che una rivoluzione tattica sia indispensabile, né sostenibile, almeno per il momento.
Il tanto acclamato cambio di modulo, con un ritorno alla difesa a 4, stuzzica i tifosi-tattici che immaginano il caro vecchio rombo di centrocampo con Coronado sotto le due punte. Ma non è certo che sia un’impostazione di gioco assimilabile facilmente da alcuni interpreti.
In primo luogo dai (non) terzini a disposizione: né Rispoli, né Aleesami hanno nelle proprie corde un’impeccabile fase difensiva, ma preferiscono l’azione a tutta fascia e, come detto, spesso rappresentano l’unica fonte di pericolosità offensiva. Dubbi anche sulla tenuta dei centrali, che nella linea 3 godono di maggiore copertura, anche grazie al lavoro sporco di Jajalo, rispetto al classico “doppio difensore”. Vero è che Struna e Bellusci si sono dimostrati all’altezza del compito affidato dal tecnico, ma non è certo che siano pronti per un nuovo assetto difensivo che darebbe loro più responsabilità in copertura e, soprattutto, in marcatura.
Un potenziale 4-3-1-2 gioverebbe, invece, all’attacco rosanero, in piena emergenza realizzativa: l’assenza di Coronado dalle parti dell’area di rigore non consente agli avanti rosanero di avvicinarsi alla porta degli avversari se non sfruttando le corsie laterali. Non c’è sviluppo nel gioco tra le linee e manca puntualmente l’ultimo passaggio, che solo il fantasista brasiliano è in grado di dettare (numeri alla mano, gli altri “sotto punta” non sono determinanti).
Una bella gatta da pelare per Bruno Tedino, diviso tra il mantenimento dell’equilibrio fra i reparti e la necessità di tornare ad essere pericolosi per le difese avversarie.
Il prossimo avversario, la Pro Vercelli, a dispetto del piazzamento che vede i piemontesi a quattro punti dalla Ternana, ultima della classe, vive un ottimo momento di forma: l’ultimo k.o. risale al 20 gennaio (4-0 a Frosinone), poi due vittorie pesanti (contro l’Ascoli, diretta concorrente alla salvezza, e a Cremona). Ed in tre delle ultime quattro uscite, la squadra di Grassadonia non ha subito gol.
A Coccaglio si lavora in presenza dell’ex presidente Zamparini che, intanto, ha provato a rassicurare l’ambiente con un’iniezione di fiducia nei calciatori e, soprattutto, nello staff tecnico. Il campo, esattamente quello del “Silvio Piola” di Vercelli, darà risposta alle tante domande e perplessità raccolte negli ultimi giorni.
Redazione