Noemi Cusano: «Corini era l'uomo giusto, società senza progetto»

L'Opinione in rosa - Nuovo appuntamento con la rubrica settimanale targata Rotocalcio

Noemi Cusano: «Corini era l'uomo giusto, società senza progetto»

Come ogni settimana, si rinnova l'appuntamento con l'Opinione in rosa, la rubrica che periodicamente dà voce alle tantissime donne e giornaliste legate ai colori rosanero. Per questo nuovo articolo abbiamo scelto di intervistare Noemi Cusano, giovanissima giornalista palermitana che da qualche anno a questa parte collabora attivamente con la redazione di Mediagol.it.

 

La prima domanda non poteva che essere legata alla disastrosa stagione del Palermo ed all'ennesimo ribaltone avvenuto sulla panchina rosanero:

"Purtroppo si tratta di una stagione che è partita male e che, per una serie di motivi, sarà difficile rimettere sul binario giusto. La squadra costruita in estate ha limiti evidenti e lacune tangibili, anche sotto il punto di vista della personalità. Per questo motivo, partita dopo partita, nonostante i rosanero provino quanto meno a giocarsela alla pari, poi le altre squadre riescono quasi sempre ad avere la meglio. E faccio riferimento, ad esempio, alla gare perse contro Inter e Fiorentina. Trovo delittuoso da parte della società non aver acquistato gente pronta sin dai primi giorni di questa finestra di mercato, quando il Palermo doveva ancora sfidare l'Empoli, una partita spartiacque. Mi riferisco a profili di livello, giocatori di categoria, qualità ed esperienza, soprattutto in difesa. Ok l'arrivo di Nicola Salerno, un direttore sportivo di tutto rispetto, una figura di spessore che mancava in questa società. Ma constatando numeri, ruolino di marcia e calendario, risulta davvero difficile immaginare che il Palermo si possa salvare. Ciononostante, servirà lottare con estrema dignità sino all'ultima giornata. Sono dell'idea che Eugenio Corini fosse l'uomo giusto, non credo che un altro allenatore avrebbe potuto fare di più con questo organico a disposizione. Nessuno ha in dote la bacchetta magica, neanche il Genio. E capisco le dimissioni. Adesso serve chiarezza, coerenza e continuità di idee. Inoltre, manca la percezione di un reale progetto, di una programmazione. Motivo fondamentale dell'odierno distacco della tifoseria nei confronti della società e del presidente Zamparini".

 

Noemi ci ha raccontato com'è nata la sua passione per il Palermo: "Ho sempre fatto il tifo per questi colori. Avevo circa otto anni quando mio padre ha iniziato a portarmi con sé allo stadio. Un appuntamento che col passare del tempo è diventato fisso e imprescindibile. Diciamo che ho fatto della mia passione una professione. Ma con l'esperienza ho imparato a scindere le due cose: tifo e lavoro".

 

Come chiosa finale, la giornalista palermitana ci ha parlato della sua esperienza lavorativa e di come si sia evoluta la sua carriera all'interno di una redazione come quella di Mediagol: "La passione per lo sport e per la scrittura mi accompagnano da sempre. Fin da bambina, pensando al mio futuro, ho sempre sognato di fare la giornalista sportiva con il calcio in primo piano, sono un'appassionata di questo sport. Ho iniziato a collaborare con Mediagol nell'estate del 2013; prima avevo collaborato con un'altra piccola realtà occupandomi un po' di tutto. La possibilità mi è stata data proprio dal direttore, William Anselmo: lo ringrazierò sempre. E ci tengo a ringraziare pubblicamente anche Sarah Castellana... è stata proprio lei a propormi quel colloquio con il direttore! È un'esperienza che continua ad arricchirmi giorno dopo giorno. Ho la fortuna di collaborare quotidianamente con un gruppo di lavoro altamente professionale, dal quale ho attinto e che mi ha aiutato a bruciare le tappe, a crescere. Lavorare per un giornale così importante è motivo d'orgoglio e di grande responsabilità. Tra l'altro da qualche settimana collaboro attivamente anche con Radio Action, 'Radio Mediagol' va in onda ogni pomeriggio proprio sulle loro frequenze. È vero, vedere o sentire parlare una donna di calcio incuriosisce... è naturale. Però sono contenta di una cosa: ormai le giornaliste sportive non sono più mosche bianche, ma si stanno affermando contro ogni forma di pregiudizio".