Se qualcuno sa qualcosa
È successo tutto così in fretta.
Era ieri l'altro quando gli occhi - soprattutto le orecchie - si riempivano di stupore assorbendo cotanta sfilata dei nuovi ennesimi successori di Lui.
Le nuove mani buone dentro le quali il papà della sbornia degli anni 2000 avrebbe lasciato questo bel Palermo lucente come una moneta appena uscita dalla zecca. 47 milioni di monete e qualche piccolo grande giocatore senza la minima pretesa di indossare veramente quella maglia.
Era ieri, qualche ora addietro, un minuto fa. E nessuno, dopo le aule dei tribunali, dopo tanta lotta per conquistare la metà d'una vittoria, avrebbe firmato un simile epilogo che forse non è ancora scritto.
E invece sì che lo è.
Voluto, disegnato, pilotato? E perché mai?
Restano i punti interrogativi. E come un ago in un pagliaio un esclamativo grosso come lo schifo che una piazza intera sta masticando: in questa storia dai contorni miseri e oscuri qualcuno sa cose che non si possono dire, responsabilità che non si possono dare, colpe orfane di colpevoli.
Oppure prendiamoci per il culo. Senza censura, ché lo scandalo qui è inflazionato, è sdoganato. Prendiamoci per il culo e con la bocca aperta abbracciamo la casualità, il fato, la maledizione. Facciamo finta, obbediamo al caos che ha messo ordine, lasciamoci condurre. E incominciamo a santificare chi è pronto da qualche mese, con la bava che sgorga dalla fonte di salvezza, seduto comodo in riva al fiume ad aspettare.
Spallucce, è andata così. Così come doveva andare.
Redazione