Carriera, caratteristiche e la scelta rosanero: parla Mauri

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Parla Juan Mauri. Il centrocampista argentino, fin qui non tanto utilizzato dal tecnico Pergolizzi ma sempre presente quando chiamato in causa, intervistato da Repubblica ha parlato del suo approdo in rosanero, nonché della sua carriera caratterizzata dalla Sicilia e delle sue caratteristiche in campo:

 

«Avevo fatto una grande stagione alla Lucchese. Ho pensato che avrei trovato squadra facilmente. Poi passava il tempo e non arrivava nulla. Ho chiamato il mio procuratore e gli ho detto che sarei tornato in Argentina. Sono arrivato il giovedì a casa, la domenica mi ha chiamato e mi ha detto che sarei dovuto partire subito perché mi aveva cercato il Palermo. Facile a dirsi, ero nella Pampa a sei ore di macchina da Buenos Aires e sono partito l’indomani».

 

CARRIERA

«Ho fatto solo una settimana a Milano, poi sono andato subito all’Akragas. Non parlavo l’italiano e mi sentivo smarrito. A Milanello ho fatto amicizia con Vergara, un difensore colombiano che mi ha fatto sentire meno straniero. Ad Agrigento invece c’erano due argentini e un uruguaiano ed è stato tutto più facile, Tutto sommato è andata bene visto che ho la residenza lì e mi ci sono anche sposato con Camila, una ragazza argentina che viene dalla mia stessa città, Realicò. Sono quasi agrigentino».

 

CARATTERISTICHE

«Una volta il centrocampista era quello che menava, correva e io sono esattamente al contrario. Poi, se me lo chiede l’allenatore lo faccio. Penso che la cosa più giusta nel calcio sia dare la palla a un compagno, fare correre l’avversario e correre il meno possibile. Riquelme, un giocatore che mi piaceva tantissimo anche se giocava al Boca e io sono del River, diceva sempre che quando finiva di giocare ed era stanco significava che aveva giocato male, significa che aveva corso tanto e non aveva avuto spesso la palla fra i piedi».


 

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