Luca Toni, quando è il gol a cercarti

Luca Toni, quando è il gol a cercarti

Se sia stato l'ultimo vero centravanti italiano ce lo dirà il prossimo futuro. Quel che sappiamo con certezza è che Luca Toni ha indossato la numero 9 come pochi altri nella storia del calcio moderno.

Attaccante puro, fisico devastante e piedi poco delicati: quasi due metri di potenza al servizio del gol. Ne ha fatti tanti: 156 in Serie A, 585 in carriera. Ha segnato in Italia, con tredici maglie diverse; in Germania, per il Bayern Monaco e per l'Italia campione del Mondo; e negli Emirati Arabi, per l'Al Nasr.

Ha segnato tanto perché se ti chiami Luca Toni, se hai quella fame e quel talento, non sei tu a cercare il gol, ma il gol a cercare te. E Toni si è fatto trovare sempre, ovunque e contro chi chiunque. Anche nei momenti di difficoltà, quando non ancora sbocciato veniva messo ai margini da Cavasin, in serie C1.

Poi è esploso e per un decennio è stato un bel problema per ogni difesa che dovesse contenerlo.

Adesso, alla soglia dei 39 anni, ha deciso di smettere. È stanco e demotivato dalla retrocessione.

Ma questa volta la magia che determina i destini di chi vive il calcio non ha voluto un finale romanzato, quello che il calendario aveva gentilmente offerto. E se non è la magia, sarà qualcos'altro, ma l'ultimo atto della sua grande opera non andrà in scena lì dove è diventato grande, al Renzo Barbera.

Ha dato il suo addio al calcio al Bentegodi, dove nella passata stagione fu capocannoniere delle Serie A a 38 anni suonati e dove domenica ha chiuso bottega battendo la Juve con il “cucchiaio” su rigore.

Toni saluta il campo dopo aver vinto un Coppa del Mondo, un campionato di Serie A ed uno di B, una Bundesliga e due coppe in Germania.

E chiunque ami il calcio, anche quello meno bello da vedere, non può che rendere omaggio a questo bomber d'altri tempi. Al di là di ogni fede calcistica.