Barbera deserto: «Ho 72 anni, non ho più tempo»
Interviste ai tifosi che hanno deciso di non boicottare il Barbera
Mai come quest’anno la tifoseria rosanero si trova a dover vivere una stagione davvero travagliata, non tanto per i risultati sportivi, il Palermo attualmente è primo in classifica, quanto per le fazioni del sì e del no che hanno decisamente diviso i tifosi su una protesta che ha quasi desertificato il Barbera.
Nonostante le delusioni, per alcuni tifosi il richiamo dello stadio è stato più forte di qualsiasi ragionamento e non mancano le polemiche su una contestazione che in molti rispettano ma non condividono.
Tifosi che entrano: «Come si fa a non andare allo stadio?»
Salvo Picone, 38 anni tifoso dai tempi del presidente Barbera, reputa la protesta del tutto infruttifera:
«Seguo il Palermo da tanto tempo – ha affermato – ed ho imparato ad analizzare bene il palermitano che ha sempre trovato il pretesto per giustificare la sua assenza allo stadio, pur di non ammettere che non è tifoso al 100% e l’interesse reale è per altre squadre. Mi sono abbonato per la passione che mi lega alla mia squadra da quando avevo tre anni e non da quando c’è Zamparini. Quando c’è la partita al Barbera non posso stare a casa, allo stadio la gara si vive in modo diverso, non è la stessa cosa che vederla in TV. Ero anche consapevole che non abbonandomi avrei avuto poi la tentazione di farmi il biglietto e quindi ho guardato anche all’aspetto economico. Inoltre ho un bellissimo posto in curva sud e non volevo perdere la prelazione per gli anni a venire. Pur rispettando le scelte di chi protesta, non condivido la decisione di non abbonarsi, perché questa contestazione non porterà a nulla. Sono convinto che Zamparini rimarrà anche con lo stadio vuoto e quindi per me è inutile penalizzarmi rimanendo fuori e a non godendomi quella che è la mia passione. Se l’obiettivo di chi ha deciso di disertare lo stadio è quello di fare andare via Zamparini, credo che questa scelta di non entrare non porterà a niente.»
Il rituale irrinunciabile di andare al Barbera è stato l’ago della bilancia anche per molte donne. Danila Fiorito, abbonata da oltre venti anni in curva sud, qualche tentennamento a fine campionato l’ha avuto, poi però, passata la rabbia e la delusione per la retrocessione non ha avuto dubbi:
«Sono tornata al mio posto di sempre – ha raccontato - anche se non c’è più l’entusiasmo di prima nei confronti della società e di tutto quello che si svolge attorno al Palermo. Una parte di giornalisti ha questa ironia che non mi piace verso la squadra, che secondo me invece sta dando il massimo anche se non sempre ci riesce per tanti motivi. Non credo sia solo per un problema tecnico, ma anche per gli spalti vuoti, per la società che non c’è e per tutte le chiacchiere sul passaggio di proprietà. Ho sempre seguito il Palermo e per me è irrinunciabile andare al Barbera, in quelle due ore dimentico tutto, c’è solo la squadra rosanero ed è importante per me nella vita difficile di tutti i giorni. La protesta mi sembra un po’ esagerata, è vero tutti ce l’abbiamo con Zamparini perché un giorno dice una cosa e il giorno dopo dice il contrario, però adesso se dobbiamo portare il Palermo in serie A ci vuole l’entusiasmo dei tifosi, i giocatori hanno bisogno di noi, come diceva Delio Rossi: i presidenti, gli allenatori e i giocatori passano ma la squadra resta solo a noi.»
Rabbia e orgoglio prima di tutto. E il Barbera è un deserto
Anche per Donatella Taormina componente del gruppo Fb “Amiche Tifose Rosanero” il cuore ha prevalso sulla ragione:
«Inizialmente non mi volevo abbonare, avevo preso questa decisione per dire basta alla gestione societaria. Poi però ho rinnovato l’ultimo giorno perché ha prevalso l’amore per il Palermo, non la ragione ed il cervello. Avevo deciso di non abbonarmi per aiutare tutti quelli che come me si sentono nelle sabbie mobili, poi però non ce l’ho fatta. Sono abbonata da prima dell’arrivo di Zamparini, quando c’era il presidente Sensi e siamo saliti in serie B. Ricordo che mia figlia mi trascinò a festeggiare con tutti i tifosi al Politeama. Quest’anno sono in gradinata, è il settore più affollato, ma quando entro allo stadio provo sentimenti contrastanti, da una parte gli spalti vuoti mi mettono tristezza poi mi ritrovo con le persone che la pensano come me e mi sento meno sola, vivo costantemente questa doppia emozione perché spero di rivedere al più presto il Barbera di nuovo strapieno.»
Le ragioni di chi non entra: «Zamparini era Superman...»
Per Guido Gangitano, che nel 1986 fu il vice-presidente del comitato Pro Palermo nato per far rinascere il club dopo il fallimento, la prima ragione che l’ha convinto a rinnovare è stata la sua abitudine ad andare allo stadio:
«Sembra strano ma è così – ha affermato Gangitano - ho 72 anni e mi sono dedicato al calcio da quando ero ragazzo e una persona della mia età non ha più il tempo, come i giovani, di attendere un Palermo come quello di 7/8 anni fa per andare allo stadio. Il calcio mi piace perché mi diverte, a qualsiasi livello anche quello dei bambini, quando la società fu radiata andavo a vedere le partite della Palermo Olimpia. Se quest’anno non mi abbonavo mi sarebbero mancate le fondamenta, il mio divertimento è solo andare a vedere i miei colori al Barbera. Quando abitavo a Torino lavoravo per la Juventus, ma la domenica avevo sempre la radiolina all’orecchio per ascoltare cosa faceva il Palermo, non è come adesso che si può seguire in diretta quello che accade. Diversa cosa è invece la gestione societaria, che esula dal calcio giocato ed il trattamento che Zamparini ha riservato ai tifosi. A gennaio, infatti, avevo fatto nascere il gruppo dei Tirr proprio perché, secondo me, Zamparini si è comportato male con i tifosi e non posso essere contento del suo operato. Il problema societario è gravissimo, è inutile nasconderlo, questo Palermo è destinato a fallire, ma non condivido la protesta di non abbonarsi che è sicuramente civile. Sono convinto anche che molta gente non va allo stadio non solo perché è contro la società, ma anche perché di sabato lavora.»
Redazione