Quattro partite, dieci punti, tre vittorie e un pareggio, sei gol fatti e uno solo subito, per di più su autorete. Il Palermo di Inzaghi ha già una sua identità frutto del lavoro fatto finora e degli innesti in un gruppo che, evidentemente, non era poi così male. L'edizione odierna de "La Repubblica - Palermo", spiega cosa è cambiato dal 17 maggio, giorno dell’eliminazione dai playoff contro la Juve Stabia, ad oggi.
C'è piena consapevolezza sui propri mezzi. Tutti sanno cosa fare e se necessario si sacrificano con rincorse all’indietro di 60 metri per dare una mano. Diversi tasselli che lo scorso hanno erano finiti sul banco degli imputati si stanno prendendo le loro rivincite. "Inzaghi ci chiede cose diverse" ha detto Claudio Gomes. La squadra è pressoché simile a quella dello scorso campionato, ma l'atteggiamento è totalmente diverso al gruppo impaurito e rinunciatario visto fino a quattro mesi fa.
Inzaghi ha lavorato sin dal ritiro alla creazione di un gruppo forte e unito. Il tecnico ha partecipando a sfide ai rigori con i suoi calciatori o ha fatto finta di graziarli risparmiando loro l’ultimo giro di campo. Un esempio del livello di compattezza è l’esultanza che ormai vede protagonisti Inzaghi e Segre.
Da Pohjanpalo a Brunori, passando per Le Douaron e Corona, tutti sono allo stesso livello. Due su quattro hanno già segnato, Brunori è stato fermato da parate miracolose e due gol annullati e Corona esulterà presto. Non più il peso e la resposabilità sulle spalle dei più rappresentativi, ma del collettivo. Ogni tassello al mosaico di Inzaghi è prezioso.