La quiete dopo la tempesta
Venti giorni di alta tensione ma chiudere definitivamente con Iachini e con Ballardini ha calmato le acque.
Un gennaio terribile. E’ successo di tutto, con la tensione e l’instabilità a costituire il comune denominatore di una ventina di giorni poco rosa e molto neri. Si è chiuso un capitolo. Anzi se ne sono chiusi due. Quelli legati a Iachini e Ballardini, adesso davvero il passato del Palermo. Uno ancora sotto contratto ma chiamatosi fuori da ogni possibile idea di un ritorno dopo gli ultimi “veleni” con Zamparini, l’altro ormai fuori anche dal libro paga. Due spettri che si sono smaterializzati, il viatico migliore per dare consistenza al nuovo percorso di Barros Schelotto. E non è un caso, che la partenza sia stata frizzante, spumeggiante e convincente. Non esiste più, per nessuno, l’appiglio anche involontario al passato, le divisioni di spogliatoio tra il partito dei “pro Iachini” o dei “pro Ballardini”. Esiste solo la prospettiva argentina.
Un mese infinito, dicevamo. Drammatico. In cui per la prima volta il calciomercato è retrocesso in secondo, se non in terzo piano. Dal 6 gennaio, ne sono successe di cose. Il ko contro la Fiorentina, Zamparini che decide di allontanare Ballardini e richiamare Iachini. Ma litiga con quest’ultimo e allora annulla l’esonero di Ballardini. Che però arriva quasi alle mani con Sorrentino alla vigilia della trasferta di Verona, va in campo ed è come se non ci fosse nonostante il Palermo vinca la partita. Ma Zamparini non ci sta e allora si convince a esonerare Ballardini e a chiamare un giovane allenatore che viene dall’Argentina, Barros Schelotto. Che non può arrivare in tempo e non ha un transfer, dunque contro il Genoa chi mandare in panchina? C’è Viviani, che è nello staff. Ok, va lui. Schelotto arriva e siede in tribuna accanto al procuratore serbo Lemic, che curerà alcune operazioni di mercato, e a Mijatovic. Quel Mijatovic? Sì, quello che giocava nel Real Madrid. Che potrebbe diventare un nuovo dirigente del Palermo.
Nel frattempo la settimana ricomincia, Schelotto allena la squadra anche se formalmente non è lui il tecnico. Però fa il suo benissimo perché i rosa arrivano alla vittoria contro l’Udinese. In mezzo, Ballardini che risolve il contratto e lancia bordate nei confronti di Sorrentino; Iachini e Zamparini che continuano a mandarsi a quel paese. Dalla Fiorentina all’Udinese, da Ballardini, passando per Iachini, a Schelotto. Anzi no, a Giovanni Tedesco, in attesa che Schelotto formalizzi la documentazione per allenare. Perché il caos sta per finire ma non ancora del tutto. Anche se la luce della nuova era è limpida e batte forte in casa rosanero.
Foto di Pasquale Ponente.
Redazione