Nell'immaginario collettivo per sostituire Dybala serve un giocatore con le sue stesse caratteristiche. Ma siamo sicuri che sia davvero così?
L'accoppiata tutta argentina, che ha fatto le fortune del Palermo dell'anno scorso, non se l'aspettava nessuno. Forse nemmeno Iachini.
Ma funzionava. Seppur leggera, seppur non ci fosse sostanzialmente uno stoccatore, uno che mettesse dentro la palla di testa...
Il gioco del Palermo della passata stagione era per lo più orientato alla riconquista del pallone, alle ripartenze veloci, ai passaggi filtranti, soprattutto per vie centrali.
Pochi cross al centro nel Palermo della risalita in A, seppur i giocatori di fascia, che avrebbero saputo mettere la palla al centro, non mancassero.
Ceduto "u picciriddu" si è puntato su Belotti.
Quando hai un giocatore possente come lui come terminale offensivo, al posto di un brevilineo come Dybala, non puoi non cambiare gioco, cercando di sfruttare di più le fasce, aumentando il numero di cross.
La mutazione si è vista nel precampionato, ma anche e soprattutto nella partita di Coppa Italia vinta contro l'Avellino, durante la quale sono stati numerosi i traversoni messi al centro da Lazaar e da Rispoli.
Ma il più emblematico dei cross al centro non l'ha fatto un esterno ma Vazquez, che aveva pennellato una perla per la testa di Belotti.
L'attaccante, in quella circostanza, ha mostrato qualche limite dovuto probabilmente alla giovane età. Gli è mancata quella cattiveria che deve invece avere un attaccante di razza, già pronto per fare la differenza. Un liscio che ha lasciato perplessi pubblico e addetti ai lavori.
Ma non è stata l'unica circostanza.
A Belotti manca ancora, probabilmente, il senso della posizione che un ariete da area di rigore deve avere.
Un giocatore della sua "specie" deve aggredire gli spazi, soprattutto quelli senza palla; comprendere che anche se la palla lì non c'è, è lì che potrebbe arrivare. E' un istinto che in lui non sembra essersi ancora formato.
Probabilmente al gallo crescerà una cresta enorme e diverrà tra qualche anno il centravanti della nazionale italiana, ma al momento non sembra essere pronto per sostenere l'attacco di una squadra come il Palermo, orfana di Dybala ma anche di un certo modo di giocare.
Perché, diciamocelo chiaro, l'argentino è quasi insostituibile. Un giocatore sgusciante, ubriacante, che nonostante abbia un peso specifico molto basso, fa reparto da solo. Senza di lui il gioco cambia. Meno spazio alla sorpresa che poteva creare, e che in effetti ha creato, un attacco "anomalo" come quello dell'anno scorso.
Si torna al tradizionale modo di attaccare, con una "vera" punta lì davanti.
In questo scenario si va ad incasellare perfettamente Alberto Gilardino, che già mercoledì dovrebbe passare le visite mediche al Policlinico di Palermo.
Un campione del mondo di 33 anni che ha ancora il vizietto del gol e lo ha dimostrato nell'ultimo campionato terminato in maglia viola: 14 presenze, 5 gol.
Una media di un gol ogni tre partite che, se mantenuta, garantirebbe 13-14 reti, linfa vitale per qualsiasi squadra.
L'operazione Gilardino assicurerebbe inoltre un ritorno di entusiasmo non indifferente.
Perché è pur vero che l'ex viola non è stato finora molto amato dal popolo rosanero, ma è altrettanto vero che Gilardino è un colpo ad effetto, uno di quelli che ti fa fare abbonamenti, che ti riempie lo stadio, che ti fa vendere magliettine.
Per il 33enne, esperto "rapinatore" da area di rigore, si tratta di un tentativo di rilancio, anche in vista dei prossimi campionati europei.
E forse non è un caso che abbia scelto il "sud", lì dove non ha mai giocato, per caricarsi e per tornare a suonare la carica, rispolverando il suo famoso "violino", sotto la curva rosanero che lo acclama, dimenticando assieme vecchie ruggini e mani birichine.
Michele Sardo
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