Il biglietto all'infermiera: «Grazie per il Covid che ci porti»
Tornare a casa dopo un'altra estenuante giornata di lavoro nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Lucca e trovare un biglietto simile: «Grazie per il Covid che tutti i giorni ci porti in corte. Ricordati che ci sono anziani e bambini. Grazie».
Sì, può succedere. Come è successo a Damiana Barsotti, infermiera di 48 anni. La madre le ha dato il biglietto che aveva trovato nella cassetta della posta.
La corte è un agglomerato di una decina di case a Massa Macinaia, una frazione di Capannori, in provincia di Lucca . Damiana vive lì con il marito Gabriele.
«Quando l’ho letto è stato come una pugnalata alla schiena, mi sono sentita tradita, intimidita, trattata come gli untori – racconta Damiana al corriere.it -. Da quanto ero depressa non mi sono neppure arrabbiata. Però, poi, ho deciso che era mio dovere fare qualcosa e ho chiamato i carabinieri».
Quindi l'intervento dei carabinieri, che hanno redatto un verbale ed espresso solidarietà all’infermiera, consigliandole di recarsi in caserma per sporgere denuncia, l’unico modo per far partire le indagini.
«Non è difficile capire da dove è arrivato quel biglietto. Però adesso me li tengo per me. Prima devo elaborare psicologicamente questa offesa che ha trafitto i miei sentimenti», ha detto.
«Tanti si confidano, ti chiedano la mano, una carezza, buone parole. E tu anche se sei stanchissima lo fai volentieri. Io non ho mai voluto essere chiamata eroe, faccio solo il mio dovere insieme ai colleghi, ai medici e a tutti gli operatori sanitari. Però essere trattata così, come un’appestata, no, questo non lo accetto». E dai vicini di casa? «Neppure una parola, neppure un sorriso».
foto: corriere.it
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