«Il bel gioco? Gli avversari si sfiancano e noi ci divertiamo»
Il tecnico dei toscani si racconta ai microfoni de La Gazzetta dello Sport
Padrone assoluto di questo campionato di B, l’Empoli ha festeggiato sabato scorso la vittoria del titolo cadetto e la promozione in Serie A.
Non solo Caputo e Donnarumma, la coppia del gol che quest’anno ha fatto ammattire le difese avversarie: gran parte del merito per questa stagione da record va al tecnico dei toscani, Aurelio Andreazzoli, subentrato in corsa al collega Vivarini.
Da quando siede sulla panchina degli azzurri, l’Empoli è mai andato k.o.
L’allenatore di Massa, già collaboratore tecnico di Spalletti, Zeman, Luis Enrique e Rudi Garcia alla Roma, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport.
La chiamata di Corsi
«All’inizio mi ha dato un po’ di “fastidio”, perché mi toglieva dal limbo, dalla tranquillità. Per incontrare i dirigenti ho dovuto tradire il mio gruppo di pedalate. Stavo bene, ma ora sto meglio - dice Andreazzoli, che era alla prima esperienza in Serie B - Ho fatto la A con la Roma, ma sono partito dalla Seconda categoria. Mi manca solo la Terza e poi le ho fatte tutte. Chissà».
Il ritorno in A
«Questa promozione con l’Empoli colma quella delusione. Ora sono felice di continuare per la sintonia che ho trovato con lo staff, con due manager giovani come Butti e Accardi».
Il valore dell’esperienza
«Conta la qualità delle scelte, i valori, non le mode. Il giudizio sugli allenatori lo devono dare i comportamenti delle squadre. A me non interessa la vetrina. La vetrina di un allenatore deve essere la squadra. Per me parla solo il lavoro».
Spalletti e i principi di gioco
«Non molla un pelo, è cocciuto. Mi ha insegnato ad andare al campo dalle 8.30 alle 19. Cosa che faccio ancora adesso. Negli ultimi 15 anni il mio è sempre lo stesso calcio. Cambia quello che si pretende dagli allenatori. Io però 15 anni fa facevo cose che adesso non rifaccio, la mia cartella degli esercizi è cambiata molto e quest’anno ne ho trovati di nuovi. Ho 30 esercizi, 20 più importanti, 10 fondamentali, 5 essenziali. E se li riduci a 3, è meglio. Rispetto al mio pacchetto di esercitazioni di 15 anni fa ne ho tenuta soltanto una. Guardate le partite, oggi si gioca in 35 metri. Quindi i nostri esercizi si svolgono in partite 10 contro 10 in 35 metri, a uno o due tocchi per la velocità, tre se cerco la precisione. Sono esercizi che servono per l’ampiezza e per trovare spazi e andare in porta, con almeno 4 attaccanti ad aspettare l’assist, mentre un mio collaboratore fa ripartire l’azione per costringere gli altri 5 a coprire. Ho imparato a far filmare gli allenamenti con il drone. E’ utilissimo. Un calciatore vede bene gli spazi che ha a disposizione».
Il vero Empoli
«A Bari ho capito che eravamo sulla strada giusta e che potevamo fare grandi cose. E avevo fatto solo 19 allenamenti. I giocatori hanno un senso del giudizio altissimo: capiscono subito chi sei».
E in Serie A?
«Bisogna ragionare in base ai giocatori che si hanno, non dietro a un’idea prestabilita. Se la condividi con chi deve metterla in pratica e i calciatori sono felici di realizzarla, vai a dama. Da quello che dicono, so che i nostri stanno bene: gli avversari si sfiancano mentre noi ci divertiamo. Non bisogna dimenticare l’aspetto infantile e ludico di questo sport».
Il paragone con Sarri
«Mi fa onore. Mi piace da morire come gioca il Napoli, il suo calcio è una linea guida in Europa per i tecnici».
Tattiche
«Ho letto il libro di André Agassi, mi ha colpito quando un suo coach gli ha detto che non contano solo i punti decisivi, ma tutti. Guardate come gioca il Barcellona - conclude Andreazzoli - il gioco sporco mette in difficoltà l’avversario e crea le condizioni per arrivare in area con azioni pulite».
Redazione