I sofisti erano palermitani. Zamparini forse no

Quelli che se ne vanno...

I sofisti erano palermitani. Zamparini forse no

In questi giorni abbiamo vissuto scene da film degli anni sessanta, quando le ragazze alla stazione salutavano i fidanzati freschi che partivano per la leva militare. Succedeva anche ai rispettivi consuoceri che salutavano la coppia che andava in viaggio di nozze.  Pianti e commozione, fazzoletti che sventolavano, amiche e parenti che consolavano e il treno partiva piano piano accompagnato dai passi veloci col fiato corto di chi pur arrancando voleva ancora toccare le mani sudate, farsi vedere commosso e afflitto.

Il cinema ci ha regalato tante scene di questo tipo ma non ha mai fatto i conti con la nostra città, con la sua vocazione naturale alla prospettiva multipla. Questo fenomeno dovremmo denominarlo ‘poli-facciolismo’, un’accezione peculiare del bipolarismo patologico, una variante radicale dell’atteggiamento dei voltagabbana che però rispetto ai ‘faccioli’ rimangono generici, in posizione di stallo, miti. 
Il voltagabbana si limita a cambiare opinione, il ‘facciolo’ invece sul nuovo punto di vista, che arriva all’improvviso e senza che alcuno se lo aspetti, è capace di impiantare una battaglia ideologica, una crociata in cui (ma solo apparentemente!) è disposto a morire, a sacrificare tutto se stesso. 

Palermo, e qui ci sarebbe da commissionare una seria ricerca sociologica,  non è una città capace di voltare pagina, di darsi una scrollata, di maturare uno scatto di orgoglio verace con una buona assunzione di rischio.  Palermo con i suoi ‘faccioli’,  equamente distribuiti nei quartieri e nei settori lavorativi (giova però ricordare che la maggior parte sono disoccupati) non lascia sperare in un cambiamento, troppi sensi di colpa e ripensamenti. 

In un giudizio generale questa città sembrerebbe incapace di andare d’accordo con la cultura degli Addii seri, definitivi, cinici, freddi, senza ritorno, sia quando sono proclamati ai residenti indigeni che se ne vanno a cercare ricchezza all’estero, che in cuor loro i palermitani mandano affanculo, sia quando si tratta di  ospiti più o meno significativi che hanno avuto a che fare con noi ed hanno dato un contributo alla nostra crescita.  

Tutto questo è accaduto sempre e la sfera politica come luogo di analisi rimane privilegiata. E’ successo con governatori regionali e con sindaci, era successo in passato con tutti i casati che si sono avvicendati ed hanno comandato. E’ successo e succede ancora dentro la mafia e dentro l’antimafia. Sarà accaduto anche allora con Federico II e infatti l’istituzione dell’itinerario dell’Unesco ha creato un sacco di facciolaggine.  Abbiamo recentemente valutato questo nobile esercizio sulla Ztl e tra un paio di mesi vedrete quanti palermitani cambieranno candidato e lista civica. 

Ma c’è un’altra sfera di interessi in cui questo atteggiamento si è rigenerato e si è diffuso a macchia d’olio, come la pesta nera. E’la vicenda Zamparini.