«Che squadra il mio Palermo». Esclusivo Fontana a FP.IT
Credo che nella vita le cose nascano anche per caso: sono di Cervia, figlio di bagnino cresciuto a cento metri dal mare. Per me approdare in una città di mare come Palermo è stato qualcosa di incredibile, non può esserci niente di meglio. Sono arrivato in una grande squadra: quel Palermo era composto da calciatori e uomini incredibili. Barzagli, Zaccardo, Corini, Tedesco, Simplicio, Biava per citarne alcuni: avevamo una grande squadra con una società alle spalle competente, un direttore sportivo che sapeva sempre cosa fosse necessario per il bene del gruppo.
Continua con i ricordi della sua esperienza a Palermo il racconto dell’ex portiere Jimmy Fontana ai nostri microfoni. Il segreto di quel gruppo vincente, il suo legame con la città e i tifosi, Zamparini come presidente e il saluto alla Sicilia.
Quello è stato un Palermo guidato da grandissimi allenatori, come Guidolin e Colantuono. Personalmente credo che mister Guidolin abbia avuto meno di ciò che avrebbe meritato: all’esterno magari uomo di poche parole ma tecnico di immenso carisma e personalità, un vero leader.
È stato un Palermo che per tanti anni è stato in lotta per le prime posizioni della Serie A in un campionato di livello altissimo, qualcosa di veramente importante.
Ricordi in rosa e nero
Ho avuto uno dei momenti più belli e importanti della mia carriera: quando entrai in campo nella sfida contro la Fiorentina, tutto il Renzo Barbera si è alzato in piedi per applaudirmi. Che ci fosse un legame particolare con la città te ne rendi conto e anche di come la gente ti apprezza per il fatto che dai tutto per la maglia. Questo è il ricordo più bello, dico grazie per questo alla città. Oltre a tale episodio, quotidianamente ho vissuto bene: se la tua famiglia sta bene e vive bene in un posto è più facile e bello lavorare bene.
Maurizio Zamparini
Il presidente era così: con eccessi in positivo e qualche eccesso in negativo. Ha prelevato il Palermo e lo ha portato ai vertici del calcio, poi sicuramente avrebbe potuto concludere e salutare diversamente.
È difficile giudicare dall’esterno anche se certamente posso dire che speravo finisse meglio l’esperienza di Zamparini a Palermo. Ho constatato con mano quanto fosse orgogliosa la città di avere la squadra a quel livello, ho vissuto il grande attaccamento dei tifosi alla squadra. Ricordo Foschi e Sabatini come fossero presi e trascinati da quell’entusiasmo, così come anche il presidente Zamparini.
In conclusione il saluto ai tifosi rosanero
Innanzitutto è stato centrato un obiettivo, quindi è giusto goderselo perché nel calcio raggiungere il risultato non è affatto una cosa scontata. Il Palermo tornerà nel calcio che conta perché la città ha un potenziale grandissimo: questo entusiasmo può essere la marcia in più poiché esalta chi decide di indossare la maglia rosanero. Come struttura e ambizione anche la prossima categoria deve essere di passaggio anche se non mancheranno i momenti difficili: lì la gente deve essere brava, mettere da parte i dieci anni di alto livello in Serie A e Uefa per immedesimarsi nel presente e sostenere sia la squadra che la nuova società. Così il Palermo in pochissimi anni potrà tornare ai vertici del calcio italiano come merita.
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