Chissenefrega. La qualità ci ha rotto il cazzein
E’ tutto così fuori da ogni logica del reale da apparire come una fiction con budget basso, sceneggiatori alle prime armi ed una regia alla Renè Ferretti, della serie “La qualità ci ha rotto il cazzein”.
Difficile anche solo provare a sciogliere la matassa e ritrovare il capo di un filo che di logico ha poco o nulla. È il calcio italiano: è una domanda che non ammette risposte.
E l’ultimo grande punto interrogativo è il fattaccio dello “Stirpe”, che non ha lasciato i segni solo sui palermitani indignati, ma anche sui tanti che nello sport si ostinano - illusi e ottimisti che non siamo altro - a vedere un velo di trasparenza, nitidezza, onestà intellettuale.
Tanti, ma non tutti, perché ci sono anche addetti ai lavori che, pur di puntare l’indice contro il personalissimo nemico, incespicano in audaci arringhe difensive a favor di camera, col sorrisino minimizzante e la battutina per nulla arguta che, puntualmente, fa ridere solo chi la fa.
Sono giornalisti esperti di qualcosa, non importa cosa, che quando dal cielo cadde l’imparzialità erano ben riparati da larghi e impenetrabili ombrelli.
Ma in fondo chissenefrega: la locuzione d’ordine della narrazione di questi giorni caldi che anticipano l’estate.
Chissenefrega dello scempio, dell’infamante condotta - per lo sport e per se stessi - di chi salta a piè pari l’ostacolo della correttezza. Chissenefrega.
E che importanza ha un messaggino, o due, o quattro: c’erano le faccine. Le faccine scagionano. Sempre.
Chissenefrega del lancio nevrotico di querele - manco fossero palloni al 90’ - che minacciano finanche la libertà di stampa.
Che cazzein importa se la giustizia tende la mano alle ingiustizie, se ciò che ad occhi sani pare incredibile è considerato lecito, se non c’è via d’uscita da questa depressione che l’Italia vive in ogni sua manifestazione.
Apriamo gli occhi, non facciamo finta, prendiamone atto: designazioni arbitrali pilotate, calcioscommesse, fallimenti indotti e sempre impuniti, passaporti falsi, plusvalenze gonfiate, valigette, treni del gol.
È il calcio italiano, bellezza. E fa schifo.
Redazione