Carrozzieri: La squalifica è un rimpianto grande. Ma Palermo...
«Eravamo un gruppo molto forte, affiatati tra di noi e tutto ci sembrava possibile»
Acquistato nel giugno del 2008 dall’Atalanta, Morris Carrozzieri visse da grande protagonista la sua prima stagione in maglia rosanero, agile e potente, diventò in poco tempo un punto di riferimento importante per i suoi compagni, abile nel gioco aereo e nella marcatura fisica, “ il Carro” conquistò il cuore dei tifosi del Palermo, un feeling che, nonostante gli anni trascorsi, non si è mai spezzato.
La squalifica del 2009 lo tenne fuori dal campo per due anni e segnò inevitabilmente la sua carriera. Tornato in squadra nell’aprile del 2011 collezionò solo due sole presenze, una delle quali nella finale di coppa Italia, quando al minuto 24 del primo tempo fu chiamato a sostituire l'infortunato Goian. La sua avventura palermitana si concluse all’inizio della stagione 2011/2012, la Società decise di non convocarlo per il ritiro e il giocatore fu costretto a rescindere il contratto:
«La mia partita del cuore – ha ricordato Carrozzieri - è quella vinta contro il Milan per 3 a 1 (30 novembre 2008). Era un Milan stellare, con giocatori del calibro di Maldini, Pirlo, Inzaghi, Seedorf e Ronaldinho. Fu una serata fantastica a livello personale, perché giocai una grandissima partita (7,5 in pagella), marcavo Ronaldinho; ma anche per tutta la squadra che giocò ad altissimi livelli, dominando nettamente sin dal primo tempo. Lo stadio era gremito, quasi 39.000 persone, che alla fine della gara impazzirono di gioia.
Dopo la partita scambiai la maglia con Ronaldinho, lui mi disse: “oggi il numero 80 rossonero è stato annullato da quello rosanero”, poi Inzaghi mi raccontò che il suo compagno gli aveva chiesto chi fosse questo Carrozzieri che non gli aveva fatto vedere palla durante tutta la partita.
In quel periodo giocavamo veramente bene, eravamo un gruppo molto affiatato, specialmente io, Liverani, Miccoli, Migliaccio, Nocerino, Balzaretti, Bovo, l’allenatore era Ballardini. Eravamo tutti capitani, tutti per uno; e se c’era qualche difficoltà ci aiutavamo l’uno con l’altro. Con Fabrizio siamo rimasti in ottimi rapporti e ci vediamo spesso. Eravamo forti, la rosa era molto competitiva e non dico che oggi avremmo potuto vincere lo scudetto, ma che eravamo da secondo o terzo posto sicuramente sì, lo penso davvero. Allora, tutto sembrava possibile e c’era una euforia straordinaria, davamo del filo da torcere a tutte le big del campionato.
Il rapporto con i tifosi era splendido, per questo la città di Palermo mi è rimasta nel cuore, quando andavamo in giro, c’era sempre chi ci fermava e ci salutava. Sono rimasto molto legato ai palermitani, perché noi giocatori eravamo molto uniti con i tifosi, eravamo un tutt’uno con loro. Si andava a prendere il caffè insieme, il panino con le panelle o con la milza. Per strada, mi fermavo a parlare con tutti, a scherzare e a fare foto. Loro ci facevano sentire importanti e noi li consideravamo come nostri fratelli.
Il mio rimpianto più grande resta ancora oggi la squalifica, in un attimo mi crollò il mondo addosso, perché stavo ad un passo dalla Nazionale e sono sicuro che potevo ancora dare tanto al Palermo».
Redazione