Un filo rosso unisce MZ e Baccaglini. Anche dopo il closing
Il nuovo presidente non ha mai parlato di acquisto del Gruppo Zamparini
Sabato, al Barbera, c'è stata l’ultima emorragia di felicità e di speranza, di tifo e di passione.
Per la matematica retrocessione si dovrà attendere ancora un paio di settimane. La resa, invece, è arrivata da tempo.
Ai tifosi, alla stampa, al mondo circostante il Palermo, non resta che il commento addolorato e la delusione cocente, che contro il Bologna ha toccato il punto apicale quando, per due volte, la palla della vittoria è stata spedita fuori, lontana dalla rete.
L’attenzione, allora, si sposta tutta sui binari che portano al closing.
Il 19 aprile è la prima data segnata in rosso: conosceremo il nome della SPV, la società creata ad hoc che avrà la funzione di veicolare i capitali che Baccaglini e i suoi consulenti investiranno nel Palermo Calcio.
Un momento certamente decisivo, una tappa obbligata per arrivare alle ultime firme, ma che non rivelerà altro che il nome della SPV. Non sapremo invece quello degli investitori, né l’originale provenienza del denaro.
Il secondo ed ultimo step che porterà al closing è fissato per domenica 30 aprile, quando Paul Baccaglini avrà raccolto i capitali necessari a rilevare il 100% delle azioni del Palermo Calcio. Sarà questo il passaggio topico della trattativa.
I dati e le informazioni utili a ricostruire i prossimi passi verso il closing si esauriscono qui.
Sappiamo che il presidente è Paul Baccaglini, che lo stesso sarà rappresentante della società veicolo, che nei progetti della futura dirigenza occupa un posto di primaria importanza la costruzione del nuovo stadio e, probabilmente, l’ampliamento e la ristrutturazione del centro sportivo.
E poiché intorno alle cifre e all’origine dei denari resta (e resterà) un velo di mistero, la piazza ha spostato l’attenzione su un altro aspetto prioritario dell’operazione. L’interrogativo che si rincorre tra gran parte dei tifosi rosanero è: Maurizio Zamparini farà ancora parte, direttamente o indirettamente, del Palermo Calcio? Avrà ancora diritto di metter bocca sulle strategie dirigenziali? O sarà davvero un ritiro, il suo e quello dei suoi consulenti “d’oro”?
Baccaglini tace, dice e non dice. Un giorno conferma di essere il solo a poter e dover prendere decisioni, il giorno dopo ammette di aver deciso il cambio di guida tecnica grazie al confronto con Zamparini.
E i tifosi non capiscono, continuano a chiedere senza avere risposte precise, nette e definitive.
Perché, allora, il nuovo presidente non riesce a tagliare il filo rosso che lo coniuga a Zamparini?
La risposta ce l’ha data Baccaglini, quando ha affermato di non essere l’acquirente della holding di proprietà dell’imprenditore friulano: «Non ho mai parlato di un acquisto da parte mia del Gruppo Zamparini: questa è un'opportunità per me e per i miei collaboratori - ha detto durante il programma Lady Mediagol - di analizzare questo portfolio, vedere dove intervenire e valorizzarlo a livello aziendale, perché possa germogliare».
La domanda sorge spontaneamente: se non ci sono acquirenti, ma solo “riorganizzatori” del Gruppo, il proprietario resterà Maurizio Zamparini?
Baccaglini, dunque, acquisirà effettivamente il Palermo Calcio, ma dovrà contemporaneamente gestire le aziende di Zamparini?
Ma se è così, se il nuovo presidente del Palermo è la stessa persona che si occuperà del Gruppo, risulta difficile, quasi impossibile, credere che nello schema che si sta delineando, l’imprenditore friulano non avrà la possibilità di interferire sulle scelte in seno al Palermo calcio.
Redazione