Andelkovic, colui che non convince mai

Da quando veste il rosanero Sinisa Andelkovic non è mai stato del tutto convincente ma alla fine un posto in campo lo trova sempre...

Andelkovic, colui che non convince mai

Ventitre gol presi in dodici partite (solo il Crotone tra le concorrenti ha fatto peggio) la poco egregia media di 1,91 reti prese a partita e la sensazione che il Palermo dietro sia un misto tra lo Squacquerone e l’Emmenthal. Eccezion fatta per le sfide contro Atalanta e Juventus (e a tratti anche in quella contro il Milan) la difesa del Palermo non ha mai convinto, tutti gli assemblaggi e moduli provati da De Zerbi non hanno sortito particolari effetti e le prestazioni individuali sono state abbastanza modeste. Cionek combatte e prova a uscire la palla quando può ma spesso giocoforza si trova fuori posizione; Goldaniga promette bene ma ancora non riesce ad essere mentalmente costante per 90 minuti rischiando così di restare una promessa; Gonzalez, che in estate era con la valigia pronta, sembra essere rimasto con la mente al padiglione partenze di Punta Raisi; capitan Vitiello non è abituato a giocare tante partite e comunque di default è pur sempre un terzino di copertura e non uno stopper e gli infortuni limitano l’utilizzo di un Rajkovic che comunque è discontinuo di suo. E poi c’è lui, Sinisa Andelkovic l'uomo che non convince mai.

Arrivato assieme a Kurtic nel gennaio 2011 ai tempi della “Slovenia Connection” cominciata dopo il preliminare di EL contro il Maribor, che portò oltre lui al Palermo Ilicic, Bacinovic (arrivati ad Agosto) e successivamente anche il (dimenticabile) Struna, inizialmente è stato riserva di Munoz e Bovo, ma anche di Goian e persino di Carrozzieri. Successivamente Andelkovic  è stato in prestito per due anni rispettivamente ad Ascoli e Modena in Serie B, segno del fatto che la società non ci puntasse molto. Divenuto giocatore di categoria, nel momento infausto in cui il Palermo si è ritrovato in quella categoria da cui adesso cerca di nuovo di sfuggire, Andelkovic è tornato nei ranghi rosanero, ma, pur avendo segnato il primo gol di quel campionato da ex contro il Modena, inizialmente con Gattuso è riserva di Munoz, per poi  diventare titolare nella difesa a 3 di Iachini. In quella stagione lui e Terzi non sono sempre irreprensibili ma nell’anno in cui il Palermo è una macchina da guerra con  Hernandez, Lafferty, Vazquez, Dybala a mezzo servizio e Belotti “alla Mertens” in attacco e tutto questo in Serie B, ciò  fa testo il giusto. Nella stagione del ritorno A, in molti pensano che ad uscire dalle gerarchie difensive sia proprio Andelkovic ma Iachini punta deciso su di lui. Certo scegliere di mettere Bamba, Feddal o Milanovic  non è che sia facile ma il tecnico marchigiano su Sinisa crede molto, a tal punto da escludere Terzi e non lui per far posto a Gonzalez, anche se le sue prestazioni non sono eccelse ed è ancora considerato l'anello debole della retroguardia. Sui gol presi dal Palermo c'è spesso il suo zampino e anche quando gioca bene gli episodi dubbi a sfavore capitano tutti a lui. Per fortuna quel Palermo aveva altre doti, per citarne una a caso Dybala a pieno regime. L'anno scorso inizialmente persino Iachini lo aveva accantonato, ma complice la clamorosa scoperta del fatto che El Kaoutari non fosse un fenomeno, è tornato titolare, non convincendo, come sempre. Tutto sembrava girare storto al Palermo e a lui, complice anche l'ascesa di Goldaniga, ma nel caotico girone di ritorno, pur essendo sempre in dubbio e in discussione alla fine gioca lui, e nel finale di stagione con Ballardini in panchina, fa pure la sua figura, facendo il suo compitino nel terzetto difensivo composto oltre che da lui da Cionek e Gonzalez, senza brillare ma senza sbagliare. Anche quest'anno, in principio, per Andelkovic (giocatore dalla maggior anzianità di servizio in rosanero che sembrava destinato alla fascia di capitano, poi finita a Vitiello) sembrava prospettarsi un ruolo da subalterno, ma alla fine, nonostante sia sempre messo in dubbio da tutti e sempre in ballottaggio nelle probabili formazioni, è riuscito a ritagliarsi il suo spazio entrando nelle rotazioni difensive di De Zerbi. Come sempre, senza convincere del tutto, ma comunque sempre lì.​ Perché alla fine resta il fatto che è uno che la maglia la suda. E che in fondo non è che ci sia tanto di meglio a disposizione.