«A mio padre critiche ingiuste». Parla Francesco Grimaudo
L'intervista al figlio di Claudio, bersagliato dalle critiche dei tifosi rosanero dopo le dichiarazioni di pochi giorni fa
Non sono andate giù a tanti tifosi palermitani le parole di Claudio Grimaudo, ex calciatore delle giovanili rosanero, nato a Palermo, che con la maglia della Salernitana ha giocato dal 1992 al 1997, collezionando 161 presenze suggellate dalla promozione in Serie B nel ‘94.
Grimaudo, intervistato dal quotidiano La Città, ha detto la sua sul match tra Palermo-Salernitana calcio d’inizio alle 20.30 – ammettendo che, seppur diviso tra i due affetti, stasera tiferà Salernitana.
E dal “cielo rosanero” sono piovute critiche aspre per l’affermazione dell’ex terzino palermitano: molti tifosi del Palermo hanno accusato Grimaudo di “tradimento” nei confronti della città che gli ha dato i natali.
A corredo delle parole di “Cavallo pazzo”, arrivano le dichiarazioni di Francesco Grimaudo, il figlio di Claudio, oggi allenatore e già calciatore dei Giovanissimi del Palermo.
«Ho letto i commenti alle dichiarazioni di mio padre: tutte critiche, a parte da chi ci conosce. Forse molti si sono soffermati soltanto sul titolo e non sul contenuto dell’articolo, perché mio padre non gufa il Palermo, ma ha detto semplicemente che se proprio i rosa devono perdere, che perdano con la Salernitana. Noi tifiamo Palermo – aggiunge –, sono stato al Politeama, in mezzo alla folla quando siamo arrivati in finale di Coppa Italia; siamo stati a salutare i calciatori dopo la promozione del 2004, ai tempi di Berti e dei fratelli Filippini. Insomma, siamo i primi ad esultare quando il Palermo va bene, con tutto che calcisticamente il Palermo ha scartato mio padre e me, che giocavo nei Giovanissimi con Majo allenatore, per prendere gente di fuori, non palermitani. Mio padre arrivò in Primavera ai tempi di Zeman, poi, dopo la radiazione, potevano riprendere i giocatori palermitani che avevano fatto bene. Ricordo il match di Coppa contro il Genoa, andò a giocare la Primavera e pareggiò 1-1, forse lo ricordano in pochi. Noi siamo palermitani e guai a chi tocca Palermo. Ma mio padre fu scartato e a Salerno è diventato un calciatore. Lì lo hanno fatto “re”, un idolo, e infatti vive tuttora lì. E non è lui che se n’è andato, ma è stato il Palermo a non usufruire dei palermitani».
Io ho pubblicato l’intervista in questione sui miei social in totale libertà – continua Grimaudo – perché so che la gente che ci conosce sa la storia e capisce cosa vuole dire mio padre, non si è soffermata solo sul titolo “Tifo Salernitana”. Dispiace che qualcuno ci abbia definiti “traditori", non è così: noi tifiamo Palermo, ma le emozioni le abbiamo vissute a Salerno, che ci ha adottato. Se il Palermo preferisce prendere gente da fuori, i palermitani che dovrebbero fare?»
Redazione