Vazquez, altro pianeta
Manuel Mannino
Palermitani del mondo e amanti del bel calcio, sgonfiate le vele d'ira che vi accompagnano dopo Italia-Bulgaria. Domenica Vazquez doveva stare in panca. E in un impeto di saccenza, voglio dire che non c'è verità più limpida di questa. Vazquez deve stare in panca o in tribuna o sul divano di casa, a guardare sbadigliando l'Italia che vince di rigore contro le squadrette. Perché El Mudo è di un'altra classe, razza rara da proteggere. E' un artista che non può concedersi a un'orchestra stonata come la nazionale italiana. Una squadra che non sa come deve giocare a calcio.
Qualche giorno fa ho rivisto le immagini di Bulgaria-Italia, semifinale di Usa '94. C'era Baggio, e non servono commenti. Attorno a sé aveva tanti altri grandi giocatori. Vazquez è l'elemento di maggior talento di questa nazionale. Ma non può accompagnarsi che a un paio di suoi simili, Verratti e Gabbiadini, e alla vecchia, vecchissima, vecchietta guardia (con tutto l'affetto e la sincera gratitudine per i veterani). E avessero un briciolo della sintonia che ha invece il Palermo di Beppe Iachini.
Per questo El Mudo non potrà mai essere determinante con la maglia azzurra. Potrà fare qualche gran gol o magici assist. Potrà regalarci quei grandi colpi che ci strappano alle braccia della noia per un secondo. Ma non potrà cambiare l'essenza di una selezione che se giocasse contro la propria under 21, prenderebbe schiaffi e lezioni.
Per tornare a Usa94, e concludere, in una brillante intervista, divenuta presto dialogo, Enrico Ghezzi parla con Carmelo Bene della storica finale Italia-Brasile. E di quei fatali tiri dal dischetto. E ha una teoria che condivido appieno: era scritto nel destino del Calcio che Baggio e Baresi dovessero sbagliare il rigore, perché in fondo quei due quando giocavano erano brasiliani. Ecco, Vazquez può provarci in tutti i modi, ma non è un italiano di questa pessima generazione. Ecco perché non deve giocare: perché Vazquez è forse il miglior epilogo di un calcio che, come lo vedi, già non c'è più.
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Redazione