Usare la testa e ascoltare il cuore

Contro il Toro l'ennesima conferma: la serenità per ragionare, in campo e fuori, è fondamentale. Adesso serve un... genio.

Usare la testa e ascoltare il cuore

Senza ragionare non si va da nessuna parte. Cn il Torino abbiamo avuto la dimostrazione che bisogna avere la mente lucida per potere giocare a calcio, figuriamoci per gestire una società.
Non a caso si dice che ci voglia testa nella vita.
Nella stagione in corso stiamo imparando a distinguere vari tipi di personaggi: chi alza la testa, chi usa la testa, chi dà di testa, chi si monta la testa, chi sa tenere testa e chi invece la testa semplicemente la fa girare.
Andiamo per ordine.
Iachini ha alzato la testa quando ha usato la stampa per prendere le distanze dalle scelte di mercato della società. Coraggioso perché sincero, ma poco apprezzato da chi tuttora gli paga lo stipendio. Così ha iniziato a suonare il campanello d'allarme della crisi, ma un campione d'annata che sa usare bene la testa può sempre provare a risolvere i guai. E proprio con la testa, Gilardino l'ha messa dentro anche l'8 novembre portando il Palermo in vantaggio sul Chievo, riaccendendo la speranza di un allenatore, di una squadra, di uno stadio, di un'intera città di tifosi. Avremmo scoperto solo dopo poche ore che quell'esplosione di felicità era stata una vana illusione. Chi avrebbe potuto aspettarsi che Zamparini avrebbe dato di testa così all'improvviso? D'altronde, per restare in tema, far saltare teste è la sua indiscussa specialità, ma in questa occasione ha totalmente sbagliato i tempi e ha portato alla guida della squadra Ballardini, uno che si è montato la testa al punto di credere di poterci riempire di fandonie e di potere fare a meno di giocatori del calibro dell'ormai ex Rigoni (che oggi sarebbe fondamentale per restituire qualità a centrocampo) e, soprattutto, di Sorrentino.
Quest'ultimo, per nostra fortuna, ha dimostrato di sapere tenere testa a tutti quanti. Grazie a una parola di troppo al suo mister di allora i rosanero hanno racimolato 3 punti a Verona che contribuiscono a darci tuttora un minimo di respiro sulla terzultima. Parate fenomenali e grandi dimostrazioni di carattere hanno fatto di lui un grande Capitano.
Da gennaio ad oggi intorno alla panchina del Palermo abbiamo assistito a un valzer di allenatori, consiglieri e super procuratori da far girare la testa! Il risultato: una confusione immensa.
E questa volta non basterà tagliare la testa al toro, o agli allenatori che dir si voglia, per ristabilire calma e concentrazione. Adesso servirebbe una mente geniale, un vero e proprio scienziato.
Sì, perché l'unica soluzione logica adesso è Iachini, ma perché il Palermo possa ritrovare immediatamente serenità avremmo bisogno di Doc e della sua macchina del tempo, tornare indietro a quell'8 novembre e mandare anche Zamparini in panchina. Sarà che nell'aria c'è ancora il romanticismo di San Valentino, ma se quel giorno il nostro presidente e Iachini avessero vissuto insieme la felicità della squadra e di tutto il Barbera avrebbero potuto agire con il cuore mettendo il bene del Palermo davanti ai loro contrasti di coppia.
Perché la testa è fondamentale, ma il cuore non sbaglia mai.

Foto di Pasquale Pontente.