Spalletti vince e non fa sconti
"O si vince o se no, quei tifosi che mi hanno accolto calorosamente in aeroporto, tra due mesi, saranno li che mi prendono per un orecchio e mi fanno fare il giro della cittàà”. Si era presentato così Luciano Spalletti, alla prima conferenza stampa da nuovo tecnico della Roma. Sprazzi di romanticismo prima di tutto, le debolezze passionali per i tempi che furono, poi però la metamorfosi, il toscano di colpo sente quella vocazione missionaria per il duro lavoro, senza quei capricci visionari del giorno prima. Una follia creativa devastante, i duri allenamenti di Trigoria sono l'appendice di un nuovo corso, accompagnato poi da una dialettica disinvolta.
Spaletti non risparmia nessuno, da Zeman a Florenzi, passando poi anche per l'ostracizzato Gervinho. Tutti zitti sussurra ad ogni orecchio di ciascun giocatore l'ex tecnico dello Zenit, poche smancerie e indulgenze e tanta voglia di ripartire da una certezza liturgica. Su tre partite sono stati raccolti soltanto quattro punti, gli ultimi quelli che la Roma è riuscita ad economizzare contro il Frosinone sono il segno che "almeno una squadra si è vista stasera" bisbiglia Spalletti, mentre Dzeko lascia il posto a Totti, e anche qui il toscano non entra in punta di piedi: L'ho tolto perchè volevo ritrovare Francesco".
Poi, un appello sulla poco affluenza all'Olimpico senza elemosinare, nonostante la "vocazione": "Dobbiamo fare meglio per riportarli allo stadio". Troppo carisma per scivolare in un confronto con chi lo ha preceduto.
Redazione