«Sorprese, delusioni e conferme». L'analisi di La Marca

«Purtroppo è brutto ripetersi: è stato un campionato particolare dove il Covid e l’assenza del pubblico hanno inciso notevolmente. 

Resta la magra consolazione che per il primato tali fattori non hanno avuto alcun peso specifico, considerata la splendida cavalcata della Ternana che ha letteralmente dominato il campionato, strameritandosi la promozione in B. C’è stata la conferma dell’Avellino di Braglia che sarà un altro osso duro in ottica play-off e anche lo splendido finale di stagione da parte del Catanzaro». 

 

Sono queste le prime parole di Domenico La Marca - giornalista, esperto di Lega Pro, e conduttore televisivo del noto programma "Taca La Marca" - che ai nostri microfoni ha analizzato il campionato di Serie C con il pensiero rivolto ai prossimi play off. 

 

LUCARELLI, IMPRESA TERNANA

«Nutro una profonda stima per l’uomo e per il tecnico, con la Ternana ha realizzato davvero un capolavoro. La sua squadra ha letteralmente dominato in un girone che da sempre è il più complicato. Ha offerto un gioco corale e propositivo: Lucarelli è stato capace di esaltare le caratteristiche di ognuno dei suoi ragazzi e ha vinto il campionato non solo per le grandi individualità, visto che c’erano altre squadre che partivano per profondità della rosa con i favori del pronostico, ma soprattutto per le sue innovative idee di calcio. Un altro merito è aver fatto sentire tutti i suoi ragazzi importanti alla stessa maniera, nessuno escluso. L'armonia e la serenità che è riuscito a creare all’interno dello spogliatoio hanno fatto la differenza». 

 

CONTINUA

«Forse si è parlato troppo poco di Lucarelli nelle vesti da tecnico nei precedenti anni: proprio in Sicilia ha fatto cose egregie, con il Messina, in una situazione di totale incertezza, è stato capace di raggiungere da subentrato un’incredibile salvezza, mentre a Catania, dove è arrivato grazie all’intuizione del direttore Argurio, ha realizzato il record di punti per una seconda classificata dietro al Lecce. Negli altri due gironi si sarebbe garantito la promozione diretta, mentre con i rossoazzurri è uscito nella semifinale play-off in maniera sfortunata ai rigori con il Siena. Parlando di Ternana mi fa piacere citare anche il direttore Leone, altro grande artefice della promozione in B: è stato all’altezza del compito ed alcuni suoi colpi come ad esempio Ivan Kontek, pescato in Slovenia, si sono rivelati decisivi. In chiusura bisogna fare i complimenti a tutta la società per questa promozione ed in primis al presidente Bandecchi, anche lui come Lucarelli nativo di Livorno, che con professionalità e con un progetto serio e virtuoso ha riportato in alto la sua creatura». 

 

LUCCA

«Pur essendo una stagione particolare per il calcio, dove l’assenza del pubblico può fare in positivo o negativo la differenza, bisogna riconoscere che il percorso fatto da questo ragazzo, in una piazza bellissima ma allo stesso tempo davvero impegnativa, è molto interessante. Non mi ricordo negli ultimi anni un giovanissimo che nel girone meridionale abbia superato la doppia cifra ed abbia avuto un impatto così importante con la categoria. Mi verrebbe da dire Nzola ai tempi della Virtus Francavilla. Sono molto curioso di vederlo all’opera soprattutto nel prossimo campionato visto che è sempre più difficile confermarsi: in tal senso auspico una sua permanenza a Palermo, che reputo la piazza ideale per continuare il suo percorso di crescita». 

 

PALERMO 

«Come anticipai ad inizio stagione la Serie C è un campionato ricco di insidie e per certi versi particolare, per giunta in una stagione dove il fattore stadio è stato annullato, in tal senso credo che il Barbera avrebbe portato almeno 4-5 punti in più ai rosanero. L’impatto del Palermo con la C non è stato dei migliori anche se ad un certo punto sembrava che si potesse invertire la rotta, purtroppo non è stato così. Quando le cose non funzionano le colpe sono di tutti ma il primo a pagare è sempre il tecnico: sono sempre convinto che Boscaglia sia davvero uno dei migliori allenatori in circolazione, ma affinché le cose possano andare nel verso giusto si devono incastrare più cose ed è evidente che questo non è accaduto. Mi auguro che in questo finale di stagione il Palermo possa dire la sua, soprattutto nei play-off: lì non sempre riescono a spuntarla le migliori della stagione regolare».

 

CAPOLAVORO CATANZARO 

«I meriti vanno sempre condivisi, come del resto le colpe, tra tutte le componenti di una società. Va fatto un plauso al presidente Noto, sono anni che investe nel suo Catanzaro, come del resto ad un direttore come Cerri, uno che conosce alla perfezione le insidie e le difficoltà di questa categoria. È stato determinante per il percorso intrapreso dal Catanzaro: ha allestito una rosa profonda in ogni reparto, davvero esperta e navigata. Per quanto riguarda Calabro sono davvero contento di vederlo così in alto, visto che ho sempre ammirato il suo calcio, in particolare a Francavilla dove non solo ha offerto un gioco collettivo entusiasmante ma ha dato anche la possibilità ai tanti ragazzi di emergere, vedi Nzola. Il Catanzaro è il caso in cui si incastra tutto alla perfezione, poi i risultati si vedono in campo». 

 

INFINE CHE CAMPIONATO È STATO? 

«Certamente mi sarei aspettato di più dal Bari, aveva i mezzi e i giocatori per dare filo da torcere alla Ternana sino alla fine del campionato, ma è chiaro che qualcosa non ha funzionato. Sarò molto curioso di vedere la reazione di Auteri e dei suoi ragazzi nei play off, dove solo in parte si azzera tutto. Ho apprezzato molto invece i campionati di Teramo e Foggia, dove si sono messi in mostra soprattutto Paci e Marchionni, che continuano a far rispettare la tradizione che vuole la Serie C una vera fucina di giovani ed ambiziosi allenatori. Mi piace ricordare il cammino intrapreso dalla Juve Stabia di Padalino, che nelle ultime giornate, ad eccezione della sfida con il Catanzaro, ha saputo solo vincere. 

Anche la Casertana ha fatto bene, brava nel lasciarsi alle spalle i problemi Covid e grazie al ritorno del direttore Martone da gennaio in poi ha invertito la rotta».