Segre, il prototipo del giocatore rosanero
di Giulia Bagnasco
Minuto 93 di Palermo-Mantova.
Al “Barbera” il Palermo difende con determinazione il vantaggio costruito nel primo tempo, ma dopo l’espulsione di Blin e il rigore trasformato da Marras la partita si è improvvisamente riaperta. Il Mantova spinge alla ricerca del pareggio, mentre lo stadio vive gli ultimi minuti con il fiato sospeso: paura, sì, ma anche la sensazione che i rosanero possano resistere fino all’ultimo.
È proprio in quel finale al cardiopalma che emerge un’immagine diventata virale sui social nelle ore successive alla partita. Jacopo Segre continua a pressare gli avversari mentre cercano di gestire il pallone, rincorrendo la sfera quasi in cerchio, con il passo ormai pesante ma la volontà di non concedere un attimo di respiro. È una corsa ostinata, quasi contro la fatica, come se ogni metro percorso potesse allontanare ancora un po’ il pericolo.
Una scena breve, quasi un dettaglio nella cronaca della gara. Eppure sufficiente per raccontare molto bene il tipo di giocatore che Segre rappresenta per questo Palermo.
Tra i tifosi rosanero, negli ultimi tempi, torna spesso la stessa domanda: “ma quanti polmoni ha?”.
Più che una battuta, è una constatazione: il centrocampista possiede la rara capacità di restare dentro la partita con la stessa intensità dal primo all’ultimo minuto.
Segre non è il giocatore che il Palermo cerca per illuminare la manovra con la qualità tecnica. La sua forza sta piuttosto nella continuità con cui occupa il campo: accompagna l’azione, aggredisce gli spazi, pressa gli avversari e mantiene costante l’equilibrio della squadra.
All’interno dello spogliatoio il suo ruolo è diventato negli anni sempre più significativo. Vicecapitano della squadra, Segre ha attraversato passaggi delicati della stagione continuando a offrire il proprio contributo con la stessa misura e lo stesso spirito di appartenenza, qualità che nel tempo lo hanno reso uno dei punti di riferimento più solidi del gruppo.
Anche i numeri raccontano questa crescita. Nella stagione scorsa, era partito titolare nel 73,5% delle partite, con una media di 66 minuti giocati. Quest’anno la percentuale è salita all’85,7%, mentre la permanenza media in campo ha superato i 73 minuti. Un salto significativo che riflette la centralità sempre maggiore del centrocampista negli equilibri della squadra.
Il suo peso, però, si coglie soprattutto nei dettagli. Nella vittoria Bari-Palermo 0-3, durante l’intervista a bordo campo di Ranocchia, l’entusiasmo lo porta a sollevare il backdrop della Lega B alle spalle del compagno, rompendo per un attimo la compostezza del momento con un gesto spontaneo. Qualche mese prima, sempre contro il Bari ma al “Barbera”, sul gol dell’1-0 firmato Le Douaron, l’esultanza collettiva vede Segre protagonista di un abbraccio particolarmente energico con Inzaghi, trascinato dall’euforia del momento. Episodi diversi, in contesti diversi, ma legati dalla stessa carica emotiva che spesso finisce per contagiare i compagni e tutta la piazza.
Per questo motivo, la sua corsa al 93° minuto contro il Mantova non è soltanto uno sforzo atletico. È l’immagine più chiara di un modo di stare in campo: con generosità, con spirito di sacrificio e con la volontà di difendere ogni pallone fino all’ultimo secondo. Ed è forse proprio per questo che il pubblico rosanero gli riconosce qualcosa di speciale. Non perché sia il giocatore più spettacolare, ma perché nel suo modo di stare in campo si riflette l’atteggiamento che Palermo pretende dalla propria squadra.
Palermo applaude i giocatori che non si risparmiano mai.
E se oggi quella mentalità ha un volto, è quello del “Dottore”.
Redazione