Uno sceicco a Palermo? Un'illusione

Manuel Mannino

Uno sceicco a Palermo? Un'illusione

C'è un cortocircuito che si presenta ogni volta che sento, leggo o penso che Zamparini dovrebbe dire basta e vendere il Palermo.

Perché è vero: dovrebbe farsi da parte, ammettere che ciò che è stato possibile fare (e guadagnare) l'ha fatto (e guadagnato), e cedere al miglior offerente una società che, ad oggi, si presenta finanziariamente sana e dunque appetibile.

Questa è una risposta, trasversalmente accettata, se non auspicata, da buona parte della tifoseria rosanero.

Manca la domanda, però: se Zamparini vende, chi compra?

E qui è il cortocircuito. Davvero vogliamo credere che qualche magnate cinese o russo o arabo abbia interesse a rilevare la squadra di calcio della città di Palermo? Davvero questa è una piazza promettente dal punto di vista dei profitti e dei risultati? E su quali basi?

Se io fossi un investitore, dovrei considerare diversi fattori. In primo luogo: in che città sto dirottando il mio capitale? Quali garanzie avrei dall'amministrazione comunale? La mia società verrà protetta da eventuali 'intrusioni indesiderate'? La Lega calcio e la Figc saranno in grado di far fronte ai problemi e alle necessità di una squadra minore?

Il solo sistema di distribuzione dei diritti televisivi – il meno equo d'Europa – condanna la maggior parte delle squadre di serie A ai salti mortali per mantenere la categoria.

Ecco perché Palermo non può essere considerata dagli investitori come Malaga, o Watford, realtà simili alla nostra, ma diamentricalmente opposte perché immerse in altri sistemi. Senza tralasciare gli svariati crack finanziari sfuggiti alla 'supervisione' delle istituzioni sportive italiane (o qualcuno ha già dimenticato Parma?).

Ecco: non so se sia più grande l'auspicio che Zamparini venda, o la paura che la società finisca nella mani sbagliate.

Per costruire una realtà calcistica solida servono anni, per demolirla solo qualche mese.

Se la storia non insegna, quantomeno suggerisce.