Roma, De Rossi farà l'americano?
Vincere il tricolore a maggio per poi dirsi addio. Un sogno americano ad attenderlo: vestire la maglia del New York City affianco alle stelle Lampard e Villa, e chissà come sarebbe stato con Pirlo adesso. O forse dalla parte dei Bulls, l'altro volto della Grande Mela, quella che ha visto sfilare Henry. Strana la vita, forse troppo, o semplicemente suggerisce che ancora non è il momento. E' vero, l'etichetta “profeta in patria” non gli si addice, ma Daniele De Rossi, capitan futuro, ha nuovamente gustato il sapore della passione segnando prima contro l'Empoli e poi addirittura una doppietta contro il Bayern Leverkusen.
Colpi di testa, squalifiche ingiustificate pongono l'accento sulla poca lucidità mentale quando le partite si fanno roventi, ma in Champions De Rossi ha saputo magistralmente tradurre la rabbia agonistica in energia positiva, sfoderando il talento racchiuso nel suo estro.
Il titolo lo scorso anno non è arrivato, segno di una stagione vacillante in cui il romanista si è più esposto mediaticamente che in campo. I 14 anni passati in giallorosso iniziavano forse a pesare, venivano riesumati quegli anni in cui De Rossi era stato chiamato più volte dalle grandi squadre europee, e una luce dell'Ovest si faceva spazio, quell'America era a portata di mano finalmente. Invece, De Rossi è rimasto insieme alla sua prima sposa, la Roma, toccando quota 500 presenze, di presunzione, mettendoci la faccia. Verdone ha intenzione di chiamarlo per un film da girare insieme a Totti, encomio perfetto e comunque vada gli si addice.
Redazione