66 anni dopo, Raimondo Lanza di Trabia
“È giunta mezzanotte/ si spengono i rumori/ si spegne anche l'insegna/ di quell'ultimo caffè.
Le strade son deserte/ deserte e silenziose/ un'ultima carrozza/ cigolando se ne va.
Il fiume scorre lento/ frusciando sotto i ponti/ la luna splende in cielo/ dorme tutta la città/
Solo va un uomo in frack”
Nelle “strade silenziose” delle notti palermitane e milanesi di inizio secolo, come descrive Domenico Modugno, c’era soltanto Raimondo Lanza di Trabia, incarnazione del dandysmo dell’epoca nonché tombeur de femmes incallito e morto in circostanze ancora misteriose il 30 novembre del 1954. Non soltanto eccentrico viveur dell’aristocrazia siciliana ma anche dirigente del Palermo e poi presidente nel biennio 1951-52, quando i rosa vivacchiavano in Serie B.
Raimondo Lanza di Trabia prese il Palermo dalle mani dell'aristocrazia locale per portarlo fra le grandi del calcio italiano e per farlo si affidò alle sue eccellenti doti nel fare mercato e a Gipo Viani. Ex giocatore dell’Inter degli anni trenta con in campo Meazza, Bernardini e Arpad Weisz, Viani da allenatore della Salernitana soprese tutti con la sua personalissima visione del sistema chiamata “Vianema”, che introduceva per la prima volta in maniera sistematica il ruolo del libero e dettava le basi per quello che poi verrà chiamato il “catenaccio all’italiana”.
Non fu questo, tuttavia, e neanche la sua megalomania, il bipolarismo, una vita di eccessi e relazioni con personalità di spicco di Hollywood e donne meravigliose a consacrarlo nella storia del calcio italiano. In un’epoca nella quale il mercato si faceva tramite lettere, chiacchierate negli spogliatoi a fine gara e nei noti caffè Raimondo Lanza di Trabia, insieme a Viani e al presidente della SPAL Paolo Mazza, fu il primo a riunire a fine campionato tutti i dirigenti delle società in un unico luogo, l’Hotel Gallia di Milano, per concentrare le trattative e le operazioni di mercato.
L’Ata Hotel, lo Sheraton, le corse contro il tempo per depositare i contratti in Lega prima della chiusura delle porte con valanghe di giornalisti pronti a captare il più possibile nacquero proprio da lì. Incontri fra dirigenti, che poi finivano in notti di feste, divertimento ed eccessi, di un dandy rosanero tanto visionario da prendere Fuin dalla Lazio per farlo palleggiare nel suo giardino ma anche da gettare le basi di uno degli aspetti più emozionanti del calcio moderno.
Il calciomercato per come lo viviamo oggi è nato dall’anticonformismo di Raimondo Lanza di Trabia, un aristocratico di origini siciliane che voleva rendere grande il Palermo.
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Redazione