Quello stadio costruito sulle parole

Orlando: “Zamparini, a te il velodromo”. Se ne discute da sette anni. Finora l'unica cosa realizzata è un castello di demagogia.

Quello stadio costruito sulle parole

Se si mettessero una sopra l'altra le parole che hanno accompagnato la virtuale realizzazione del nuovo stadio di Palermo, probabilmente oggi avremmo un impianto con capienza di centomila posti con annessa stazione aerospaziale. Se ne iniziò a parlare nel 2008 e sembrava una cosa facile facile. Zamparini disse: nel 2013 giocheremo sicuramente nel nuovo stadio. Il pronostico, al momento, non trova alcuna aderenza con la realtà.

Della partita a scacchi Orlando-Zamparini sappiamo tutto. Veleni e strette di mano, accuse e abbracci, critiche e complimenti. Conosciamo, soprattutto, rinvii e buchi nell'acqua. Due strategie simili, che tendono a scaricare sulla controparte tutti i problemi. Uno schema che conosciamo, identico a quello per il centro sportivo di Carini: l'ultima volta fu un'esplosione di gioia collettiva. Annuncio ufficiale del club rosa e dell'amministrazione comunale: si fa. Il giorno dopo, però, si disse esattamente il contrario.

Adesso c'è un altro urlo propositivo nel silenzio: è di Orlando: “Ecco il velodromo, Zamparini, è per te”.

Stavolta eviterei commenti e analisi, soprattutto eviterei entusiasmo e voli nel nulla. Mi fermerei alla cruda sostanza delle cose: al sindaco e al presidente, ognuno con le sue responsabilità e con la sua demagogia. Continuano a confrontarsi e noi speriamo che trovino un accordo. Ci permettiamo di dire ad entrambi che finora abbiamo ascoltato milioni di parole e niente altro. Una questione del genere, invece, richiederebbe solo fatti veri e concreti. Sopratutto niente bluff: questa città è già piena di castelli costruiti sulle parole.