Picciotti, che rissa negli spogliatoi
Maggio 1996, la squadra di Arcoleo al Bentegodi non fa regali e rovina la festa preparata per la promozione dei veneti. E a fine partita...
Lunga e stretta, divisa in Regioni e Province. Dove il campanilismo dilaga e in ambito sportivo impera. “Noi abbiamo il sole, voi avete la nebbia” non è soltanto un coro da stadio, ma un inno dove si specchia lo stivale.
Il Palermo che il 19 maggio 1996 affronta il Verona al Bentegodi alla quart’ultima di campionato è più Palermo del solito, perché è quello dei “picciotti”. Guidati dal palermitano Arcoleo e dall’asse Berti-Iachini-Scarafoni, gioca un calcio divino per la Serie B, fatto di pressing, corsa e zona pura: quella vera, né mista, né sporca. I gialloblu hanno già un piede in A. Per metterci l’altro, devono vincere. Resteranno come “color che stan sospesi”, per il pari a reti inviolate che ne scaturirà.
A recriminare saranno i rosanero. Caterino colpisce il palo su punizione, Vasari spreca due occasioni, il portiere Casazza sventa su Scarafoni, Biffi, Tedesco e Barraco. Quel Palermo non molla di un centimetro e lotta su ogni pallone. Tanta foga provoca nel finale l’espulsione di Tedesco e del tecnico scaligero Perotti per proteste.
Le squadre rientrano insoddisfatte negli spogliatoi, dove la frustrazione fa cominciare un altro match. Ma non di calcio, bensì di calci. Si parte con l’ex De Vitis che aggredisce Arcoleo. Rino Foschi, allora DS del Verona, è colpito al volto. Vola di tutto, anche una siringa. Devono intervenire i Carabinieri per placare gli animi.
Unica consolazione: la rissa si consuma al chiuso degli spogliatoi. Se avveniva all’esterno, sotto gli occhi di tutti, al Bentegodi dai cori di sfottò si passava a ben altro.
L'autore cura la pagina Facebook "US Città di Palermo History"
Redazione