RIPRENDIAMOCI IL PALERMO!
Cosa è lo sport se non un mondo di aggregazione? Nelle difficoltà si fa fronte comune per vincere le battaglie. Quel fronte comune invocato da Giuseppe Bellusci, capitano ad Honorem del Palermo dopo lo sfogo nel post partita contro il Foggia. Un capopopolo che mancava in un periodo di frammentazione dove non si capisce chi sia davvero a trainare il carro, che va un po’ dove gli pare. Senza società, il Palermo prova a riconquistarsi con forza quello che gli è stato scippato l’anno scorso a Frosinone e per farlo ha bisogno della città, dei suoi tifosi.
Sarebbe una bella storia da raccontare se si smettesse di leggere le notizie di “closing” o di cessioni come se si fosse esperti di finanza e se, nonostante lo sguardo del tifoso preoccupato, si riuscisse ad andare oltre e a riempire quelle tribune e quelle curve come un tempo. Certo, non ci sono più Miccoli, Cavani, Dybala, Pastore e Amauri, non ci sono i campioni del mondo Toni, Barzagli, Zaccardo, Barone e Grosso. Quello che resta sono il rosa e il nero, e forse anche ancora un po’ di speranza.
Sarebbe una bella storia da raccontare se contro il Brescia, e fino al termine della stagione, il Barbera tornasse ad essere popolato da 35.000 cuori che con 26 ragazzi e un allenatore, da soli, contro tutto e tutti, riescono a vincere il campionato.
Sarebbe proprio una bella storia romantica da raccontare. Tutti parlerebbero di quella squadra e di quella gente che contro tutto e tutti si è compattata, ha messo da parte la paura del fallimento, e ha vinto, ha conquistato la Serie A e forse salvato una squadra che negli ultimi 15 anni ha scritto pagine importanti del calcio italiano e di cui (volendo essere provocatori) essendo del sud, si parla troppo poco.
E se invece si smettesse di sognare, di dare la colpa agli altri, di delegare, e si decidesse di dare ognuno il proprio contributo? Certo i tifosi non possono comprare la società, per quello bisogna solo aspettare e sperare. Quello che si può fare forse è smettere di pensarci e provare a scrivere insieme, in 35.027, una bella storia.
di Davide D'avenia
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