A Palermo, nel bene e nel male, Fabrizio Miccoli
"You can't see me", non potete vedermi.
Un gesto vale più di mille parole, perché quella mano passata davanti al volto ad ogni gol segnato corrispondeva esattamente a quello che succedeva sistematicamente sul prato del "Renzo Barbera".
Il gesto proviene dal mondo del wrestling così come la maschera che ogni tanto indossava sotto la curva, e non è di certo sorprendente visto che John Cena, Rey Misterio e compagnia furono un vero e proprio tormentone del primo decennio degli anni duemila. Così come lo fu il Palermo nel campionato di Serie A.
L'arrivo dal Benfica, il tandem pazzesco del primo anno con Amauri, un ruolo da trascinatore che cresce fino a diventare capitano. E da lì quella di Fabrizio Miccoli è pura storia. Tecnicamente il più forte che abbia mai calcato il prato del "Renzo Barbera". Non a caso è chiamato il "Romario del Salento": dribbling ubriacante, una sentenza davanti al portiere e devastante in contropiede, Miccoli non solo ha deliziato gli occhi dei tifosi rosanero, ma è anche diventato il miglior marcatore all time del Palermo e simbolo degli anni d'oro dell'era Zamparini.
La storia, poi, ha detto altro. Sei anni di carriera polverizzati in una frase che lo maledirà per tutta la vita.
Miccoli è stato per Palermo la cosa più vicina a Maradona per il Napoli, idolo di tutta la città e capitano di una squadra inespugnabile in casa e ammazzagrandi per eccellenza. Se, tuttavia, viene toccato l'unico simbolo della città che insieme a lui non andava toccato ecco come finisce tutto. Il calciatore più forte della storia del Palermo calcio ma l'uomo più fragile e forse ingenuo della terra. Amicizie sbagliate ed errori che qui non si possono commettere, le scuse, i pianti, il sapere di avere ferito un'intera città.
Da "non potete vedermi" a "non avrei voluto vedere".
Non avrei voluto vedere quelle dichiarazioni nei giornali, quelle lacrime, quel volto disperato e consapevole della gravità di quello che ha fatto. Non avrei voluto vedere neanche come Palermo nei tuoi confronti si sia divisa fra chi ha perdonato e chi non riesce a farlo. Ognuno sa qual è il proprio sentimento dominante, ciò che so io è che quello che ha fatto sul nostro prato non solo ho potuto vederlo, ma posso solo ritenermi fortunato ad averlo fatto. Perché nel bene e nel male, il legame fra Palermo e Fabrizio Miccoli non si scioglierà mai.
Auguri, capitano.
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