Palermo, alzati e cammina
La squadra sembra morta. A Schelotto il compito di consolare parenti e amici prima di rianimare i rosa.
Si perde 4-0. Quattro a zero. Senza pietà, senza attenuanti, senza la dignità che questa maglia merita.
Il corpo morente del Palermo si trascina per Marassi in cerca di un riparo, ma sbaglia luogo e momento e si ritrova nella tana del lupo più affamato, che lo attira, lo intimidisce e sferra il colpo di grazia. Il medico di turno si chiama Fabio Viviani e sbaglia prognosi, diagnosi e terapia. Resterà nella storia come la comparsa audace e inadeguata che in inferiorità numerica sostituì un centrocampista con un attaccante. Che coraggio.
Il Palermo è morto, dunque. Che si mantenga la categoria o si retroceda, il Palermo è morto e a piangerne la salma restano gli abbonati Sky, anche quelli che segretamente cambiano canale per imbarazzo, per vergogna, o semplicemente per la noia implacabile e sovrana; e piange forte quel che resta del Renzo Barbera, quei tifosi che da decenni non abbandonano il posto, e anche quelli che sfollano prematuramente gli spalti.
Piangono tutti lacrime di nostalgia, ricordi di gioia e soddisfazione, di vittorie belle e di bellissime sconfitte, di quando la maglia si faceva armatura e si perdeva solo dopo aver provato a vincere.
Il Palermo è morto e piange anche Schelotto, con una mano tra i capelli e l'altra sulla fronte. Il destino (che notoriamente è friulano) lo ha portato qui a respirare l'aria del funerale. Dovrà consolare parenti ed amici.
Poi rimboccarsi le maniche e tentare il miracolo: la Resurrezione. Io ai miracoli non ci credo. Ma ci spero quotidianamente.
Perciò: Palermo, alzati e cammina.
Foto di Pasquale Ponente.
Redazione