Missione Ranocchia, il riscatto del 10 smarrito
Gennaio 2024. Il Palermo, allenato da Eugenio Corini, si assicura le prestazioni di Filippo Ranocchia, classe 2001, per un totale di 4 milioni di euro versati nelle casse della Juventus. L'acquisto più oneroso da parte del City Group, accompagnato da alte aspettative per l'apporto qualitativo e le capacità di incidere in una fase delicata della stagione, quando la Serie A era un obiettivo decisamente alla portata.
Impatto micidiale: quattro reti nelle prime quattro apparizioni, estro, intensità, autorevolezza tecnica, e movenze capaci di richiamare vagamente alla memoria un certo Flaco transitato da Palermo qualche anno fa.
Con queste premesse, gli occhi dei tifosi palermitani cominciarono a brillare per lo sfavillio calcistico di un ragazzo che in Serie B sembrava poter spadroneggiare con disinvoltura. Poi, però, un improvviso acciacco, fatica a recuperare la condizione nel finale di campionato, e una conseguente flessione di prestazioni inizialmente non preoccupante, ma che col senno di poi si sarebbe rivelata il preludio di una costante spiacevole.
La stagione con Alessio Dionisi alla guida sarebbe dovuta essere scenario di un salto di qualità per Ranocchia, un'opportunità per tornare a imporsi come leader e trascinatore tecnico di una squadra chiamata a stazionare ai vertici della categoria, per contendersi la tanto agognata Serie A. E invece i rosanero alla massima serie non si sono neanche avvicinati, osservandola a distanza come una chimera campaniana, e Pippo ha vissuto un campionato sbiadito, sciapo, con sprazzi di innegabile talento e ondate di inconcludenza.
Ranocchia ha finito col perdersi tra incertezza tattica e un'indolenza che ha quasi mortificato le sue reali capacità espressive, rimaste imboscate sotto una coltre di sufficienza che rendeva l'andatura in campo fin troppo cadenzata e certe giocate terribilmente forzate. Un rendimento dipeso da fattori personali, ma probabilmente anche dall'incapacità della guida tecnica di valorizzare e spronare adeguatamente un cavallo di razza rimasto relegato in un recinto angusto.
In questo senso, l'approdo di Pippo Inzaghi al Palermo può rappresentare una vera manna per un Ranocchia che necessita di ritrovarsi mentalmente prima ancora che sportivamente. Perché per galoppare selvaggiamente sui campi della Serie B, mettendo così a frutto le indubbie abilità col pallone, occorre un atteggiamento determinato, convinto, stimolato dall'energia di un allenatore che sappia guardarti dritto negli occhi e risvegliare quella consapevolezza di poter essere determinante. Magari anche con qualche sano ed educativo schiaffo simbolico, di quelli che scuotono da un torpore deleterio per un giocatore ancora in fase di affermazione.
Il tecnico piacentino non ha fatto mistero del suo apprezzamento per Ranocchia, considerandolo un profilo capace di svariare in diversi ruoli del centrocampo, ma che nella sua ottica dovrà applicarsi per imparare a vestire a dovere i panni del vertice basso, mettendo al servizio della manovra di squadra le sue raffinate doti di gestione della sfera.
Inzaghi non ha timore di esporsi, non si fa remore a rivolgersi con schiettezza ai propri giocatori, somministrando fiducia ed esigenza in un connubio che per i suoi ragazzi si trasforma in motivazione. Le prime risposte dal ritiro di Châtillon appena concluso sono incoraggianti, e l'operazione di rilancio di Filippo Ranocchia è già avviata con decisione.
Ora però il compito di riaccendere quel furore che aveva incantato i tifosi rosanero, rispettando quella promessa calcistica che lui stesso rappresenta, sta soprattutto nelle mani – anzi, nei piedi – del numero 10 del Palermo.
Andrea Bosco