Massimo rispetto per il Signor Enzo

Maresca bistrattato da tecnico e presidente. Sudore, cervello, piedi buoni e un urlo: io sono importante.

Massimo rispetto per il Signor Enzo

In ritiro gli dissero che non andava bene, perché c'erano altri più bravi. Poi arrivò Ballardini che lo additò come traditore. Poi arrivò MZ che lo bollò pubblicamente come “un grande ignorante” e lo mise fuori rosa. Poi arrivò Schelotto, il Palermo aveva bisogno di un traduttore in panchina e lo rimise in rosa. Anche i compagni furono felici, perché lui era rimasto comunque leader anche se messo al bando: potenza del carisma. Insomma, se proprio non vogliamo dire umiliato, possiamo dire certamente trattato come peggio non si può.

Poi, però, arrivano le partite della vita, quelle in cui bisogna saper giocare al calcio e bisogna saper stare in campo e la squadra sta andando in serie B. A chi ci rivolgiamo, ai santi?
Lo mandano in campo, a Frosinone, nella guerra dei poveri. E lui, che è stato un giocatore di spessore europeo, gestisce magistralmente il gioco, smista da signore del centrocampo. Litiga con gli avversari, soffre, va a terra per i crampi, si rialza, rientra, vuole esserci fino alla fine. Lotta, combatte, ci mette tutto. L'autonomia è quel che è. Si vede, del resto ha 36 anni e gioca una partita ogni tre mesi. Alla fine non ne aveva più: normale.

Ci sono pochissimi Giocatori di categoria nel gruppo rosanero e lui è certamente uno di questi. Ha dato l'anima per quel Palermo che a più riprese l'aveva incenerito. A Frosinone in 90 minuti è stato grandioso: li avete visti i tocchi di prima? La sicurezza? Piedi, testa e cuore da ottimo calciatore e palle da grande uomo. Giù il cappello quando passa Enzo Maresca.