La tempesta non abbatte la squadra

Panchina pazza e tanti problemi, ma i giocatori stanno andando verso il traguardo. Grazie anche a Verona Carpi e Frosinone.

La tempesta non abbatte la squadra

“Avanti un altro”, o “sotto a chi tocca”. Il problema è che non si tratta di televisione, di quiz o show di qualche tempo fa. La sequenza di allenatori è stata aggiornata ancora una volta, con la rassegnazione di una tifoseria ormai abituata a non stupirsi più per gli isterismi della panchina più ballerina d’Italia. In questa stagione, più che mai, è successo di tutto: il punto più basso dei pastrocchi in panchina dell’era Zamparini. Eppure, bisogna solamente ringraziare il destino. O le disgrazie altrui. Perché il “fato del pallone” sta offrendo al Palermo e al suo presidente la possibilità di banchettare con allenatori, esoneri e dimissioni senza l’assillo di una classifica (troppo) opprimente.
I disastri di questa annata sciagurata, comunque, fanno sì che il margine dalla zona retrocessione sia di 7 punti. Tanti per chi lotta per non retrocedere. Ventisei punti in 24 giornate: la classifica dice che non è tutto da buttare e le proiezioni di salvezza ormai da tempo si sono nettamente abbassate al di sotto degli anacronistici 40 punti . Premio a un gruppo di giocatori che malgrado la rotazione di tempeste e cicloni, ha sempre provato a fare il proprio meglio.
“Benedette”, però, Hellas Verona, Carpi e Frosinone: la sorte sorride a Zamparini e al Palermo con tre formazioni in estrema difficoltà, perennemente in affanno anche se non ancora “morte”, proprio nell’anno della peggior sequenza di variazioni in panchina. Un “grazie” al destino, dunque. Perché in altre stagioni, probabilmente, la sequenza rosanero di allenatori avrebbe portato solo a un drammatico esito. In fin dei conti, nel 2013, tra Sannino, Gasperini e Malesani, era bastato molto meno per ritrovare l’aspro sapore della retrocessione. Va male, ma non malissimo: peggio del Palermo anche, a sorpresa, le due genovesi. Mercato sontuoso per entrambe ma colpite da un pericolante affanno. Non si direbbe, ma c’è chi sta peggio.