L'impopolarità frutto dei sacrifici. Zamparini ha finito i soldi
La trattativa coi cinesi e le risorse che mancano. Il rischio di finire come Venezia, se non addirittura peggio.
Contraddizioni in termini, quelle di Maurizio Zamparini. Un patron stanco che da un lato prova a divertirsi ancora col giocattolo rosanero e dall’altro cerca di imbastire e chiudere una trattativa così da lasciare il club in mani altrui. Ma non è solo questo. C’è anche il travagliato rapporto con la città: il presidente prende le distanze da un popolo che, a suo dire, pretende attenzioni né scontate né dovute. Anche per questo, i palermitani meriterebbero di veder venduta la squadra, non essendo all’altezza, invece, della passione dedicata dallo stesso MZ in quasi 14 anni di presidenza.
Anzi, no. Palermo si divide in due blocchi: uno, composto dal 99% dei tifosi, che gli dimostra gratitudine e affetto. L’altro, rappresentato da uno sparuto 1%, che offre una visione distorta della città. E poi ci sono i cinesi. La scadenza di un mese è stata subito posticipata a Natale. Adesso la novità è che non c’è nulla di sicuro. O meglio: la trattativa è in corso, i numeri ci sono e tra un paio di riunioni si dovrebbe avere un quadro chiaro. Fatte salve ulteriori novità. E i nomi? Top secret, la riservatezza è alla base della trattativa con gli investitori orientali.
Niente Frank Cascio, spazio ai cinesi. Con cui gli interessi andrebbero al di là del calcio, ma il club rosanero sarebbe comunque l’affare portante. Nessuna terza via, almeno per il momento. Non trovando imprenditori seri, il rischio è quello di vedere il Palermo finire come il Venezia. Se non addirittura peggio, per assenza di fondi necessari per terminare il campionato. Una provocazione? Di sicuro, un’eventualità da scongiurare a tutti i costi: Zamparini su questo è chiaro. E c’è da crederci. D’altronde, per dirla con parole presidenziali, “sono Zamparini Maurizio, la verità. E sono trasparente”. Detrattori vs. simpatizzanti: il popolo rosanero pende ancora dalle labbra di MZ.
Redazione