Grazie Roma (e ora provo a batterti)

L'arrivo di Sensi a Palermo segnò un svolta storica. Oggi sfidiamo le grandi grazie a quel cambiamento.

Grazie Roma (e ora provo a batterti)

Il periodo lo ricordo bene. Scendemmo dalla serie B alla C-1, poi dalla C-1 alla C-2, poi fummo ripescati e perdemmo i play off di C-1. La stagione successiva (1999-2000) i play off non li giocammo proprio perché in classifica centrammo il sesto posto ma la differenza reti nei confronti dell'Arezzo ci rimandò a casa. Quei quattro anni furono micidiali. Il presidente era Ferrara e vi assicuro che ci voleva fegato per seguire un Palermo sbandato e improvvisato. Non ci schiodavamo dalla mediocrità obiettivamente imperante. Dunque, quando in primavera Sensi, proprietario della Roma, acquistò il Palermo sembrò a tutti noi, subito, una gran bella cosa. Pensammo: ecco, finalmente, la gloria.

Sensi potrò subito il Palermo in B, ma il suo interesse rosanero durò appena una stagione. Quando cominciò la seconda, infatti, era sulla via d'uscita. Stava già cercando a chi vendere. E trovò Zamparini.

Io quando incontriamo la Roma, più o meno ogni anno, penso sempre a quel periodo, quello in cui raccontavamo le progressioni di Illario, i gol mancati di Dittgen, le parate (non parate) di Bonaiuti, le partite al velodromo. Penso che se oggi, come accade da anni, parliamo della Roma e della Juve, dell'Inter e del Milan, e con loro ci confrontiamo, è perché Sensi sbloccò una situazione che viceversa sarebbe rimasta impantanata chissà per quanti anni ancora nelle sabbie mobili dell'imprenditoria locale. Io ogni anno, ogni volta che vedo le maglie giallorosse, penso: Grazie, Roma. E poi, ovviamente, spero di batterla.

Nella foto, Franco Sensi e la moglie, Maria.