Io, Zamparini e Arkus: Palermo, senti Foschi

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Una carriera a Palermo che la lasciato il segno fra colpi, aneddoti e cocenti delusioni. Rino Foschi, ai microfoni di TuttoMercatoWeb, si racconta ripercorrendo le tappe del suo passato da direttore sportivo rosanero, dalle sfuriate con Zamparini all'ultimo grande dolore per la fine del club rosanero nelle mani della Arkus dei Tuttolomondo:

 

«Dove dovrebbe andare Cavani? Se dipendesse da me... in Italia. E potrei anche prestarmi per convincere l’uomo. Quando è stato venduto al Napoli sono andato da Zamparini a dirgli: ‘lei è un pazzo’. Poteva andare al Manchester City da Mancini. Il direttore sportivo del Palermo quell’anno era Sabatini, non avevo un bel rapporto perché ero geloso, aveva preso il mio posto. Quando è andato al Palermo a mia insaputa, io ero al Wolfsburg per vendere Barzagli. L’anno scorso non gli ho dato La Gumina per fare il bene del Palermo e l’ho mandato all’Empoli che offriva di più. Poi ci siamo chiariti e ho riscoperto un Walter Sabatini eccezionale: se può aiutare un amico si presta subito».

 

SFURIATE

«Di quali sfuriate mi pento? Di tutte. Però se non avessi fatto determinate sfuriate non sarei andato al traguardo. L’ultima con Ferrero per La Gumina che poi ho ceduto all’Empoli. Ma poi quando voleva prendere il Palermo mi ha chiamato dicendomi ‘vado a comprare il Palermo, vieni con me?’. Gli ho risposto: ‘Ma che dici? Non eravamo litigati?’. Quella chiamata mi ha fatto piacere. Però di una sfuriata mi vergogno e ho fatto vergognare la mia famiglia: a Genova contro la Sampdoria ci hanno tolto la Champions per un calcio di rigore. Purtroppo al Ferraris quando devi uscire sei costretto ad attraversare il campo, sono andato via e mi è scappata una bestemmia. In più avevo dichiarato che l’arbitro aveva fatto più danni di quelli che avevano lanciato lo scooter a San Siro. Per tutta la settimana seguente a quella partita le tv hanno mandato in onda le immagini di me che bestemmiavo. Mi ha scritto un Monsignore accusandomi di non essere un esempio per i più giovani. Gli ho risposto: ‘ha ragione, ma sono più bestemmiatore io o quelli delle tv che ancora mandano in onda le immagini?'». 

 

ZAMPARINI
«Un giorno giocavamo a Napoli, ero in hotel con la squadra e arrivò il Presidente con la copia di TuttoSport secondo cui Amauri sarebbe andato alla Juventus. Mi tirò il giornale addosso, dicendomi che non avrei mai venduto Amauri ai bianconeri. Sono andato a fare la valigia... poi mi ha richiamato. Ho telefonato a Secco davanti a lui e li ho messi in contatto. Stavo dicendo la verità. Poi siamo andati avanti, io avevo voglia di chiudere. Qualcuno anche all’interno del Palermo sghignazzava e non ci credeva. Poi un giorno non ho detto niente a nessuno e con il solo segretario Felicori sono andato a Torino per andare a chiudere. In sede alla Juve c’erano i procuratori di Nocerino e Lanzafame che erano stati individuati come contropartite per chiudere l’operazione. Andando avanti nei discorsi si parlò dei contratti di Nocerino e Lanzafame e a quest’ultimo non volevo pagare l’ingaggio di 500.000 euro. I dirigenti della Juve erano tanti, io con me avevo soltanto il segretario. Dissi che non avrei pagato quell’ingaggio a Lanzafame. Tutti cercarono di controbattere, io andai via tra lo stupore dei presenti. Poi passata la rabbia sono tornato e ci siamo messi d’accordo e a Lanzafame diedi circa 300.000 euro. Blanc e Cobolli Gigli in quella circostanza dissero che ero stato bravo, ma che nelle trattative non ho lo stile Juve».

 

LE TAPPE DELLA CARRIERA

«A Verona e Palermo le tappe migliori della mia carriera? Direi di sì. Ma Palermo è un’altra cosa, a livello affettivo mi ha dato tantissimo. La Serie A, l’Europa, la rabbia per essere andato via, poi il ritorno e l’addio dopo venti giorni. E poi sono tornato l’anno scorso in tempi più difficili. Quando penso al mio lavoro penso in rosanero. Anzi, se un giorno dovessi vincere al Super Enalotto la prima cosa che farei sarebbe comprare il Palermo (sorride, ndr)».

 

ARKUS

«Non meritavo di vivere ciò che ho subito. Ho ancora le ossa rotte. Di quella gente non parlo. Se avessi avuto le spalle più larghe non avrebbero retrocesso il Palermo dopo un campionato giocato regolarmente e gli stipendi pagati. Sono rimasto deluso dal Palazzo. Perché la mia squadra in campionato ha gareggiato regolarmente. Sono persino diventato presidente e ho cacciato gli inglesi che avevano fatto solo dei danni. Siamo arrivati terzi e ci hanno mandati in Serie C. Non avevo le spalle larghe».

 

TUTTOLOMONDO

«Mi hanno licenziato perché non li volevo. Cercavo una nuova proprietà più solida perché li consideravo un bluff e poi i fatti mi hanno dato ragione perché il Palermo non si è iscritto al campionato. Lucchesi aveva dichiarato che mi muovevo come un elefante tra i cristalli, sapete perché? Semplicemente perché chiedevo spiegazioni sui soldi che non arrivavano mai. Ho dovuto svuotare il mio ufficio di notte perché dovevano presentare l’allenatore senza coinvolgermi. Un’umiliazione incredibile, a Palermo. Nella mia Palermo. Assurdo. Se tornerei a Palermo anche in categorie inferiori in caso di chiamata? La risposta è scontata».


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