Quandi era piccolo lo chiamavano "Mamona", che significa seme di ricino, come dire "simenza" in siciliano cioè "picciriddu". Come Dybala, ma a lui "mamona" è rimasto nonostante abbia raggiunto il metro e ottanta.
Ecco come lo racconta lui, Bruno Enrique, in una intervista pubblicata dal Corriere dello Sport: «Un soprannome che mi hanno affibbiato da piccolo quando, ogni fine settimana, sul pullman che ci accompagnava alle partite di calcio a cinque, mi mettevo nel corridoio tra mio fratello Douglas e altri bambini, i mister, i parenti, i compagni e facevo casino. Cantavo e ballavo, scuotendo mani e corpo, il rock satirico dei Mamonas Assassinos, una band in voga negli anni novanta, oggi riscoperta, cancellata nei suoi componenti originari da un incidente aereo. Musiche particolari per bambini, con salti, giravolte, vestiti da Batman o Robocop. Ero bravo e facevo ridere. Avevo sei anni e scoperto da poco il mondo del pallone. La testa mi girava, andava fino in cielo, mi divertivo, sognavo, per me era tutto nuovo... Così mi è rimasto "mamona". Dopo la partita, si mangiava a sacco sul posto, al massimo un dolce in un bar, soldi non ce n'erano. Ugualmente ricordi meravigliosi, incancellabili».