Fallimento Palermo. Parla Zamparini

Fallimento Palermo. Parla Zamparini

L'ex presidente rosanero Maurizio Zamparini torna a parlare e lo fa poco più che ventiquattrore ore dopo il fallimento dell'U.S. Città di Palermo. L'imprenditore friulano ha affidato alle colonne de Il Giornale di Sicilia il suo pensiero sulla vicenda.

 

Nessuna colpa. 

Ho subito un danno enorme, perché adesso tireranno in ballo anche me. Credo però nella giustizia, anche se magari ci vorranno anni. L’hanno fatta fallire loro, quando non l’hanno iscritta al campionato, perdendo cinquanta milioni di patrimonio.

 

Sul tentativo di concordato con i creditori.

La proposta era della mia famiglia, sollecitata da me. Ci ho rimesso un sacco di soldi ed ero pronto a rimettercene altri per i dipendenti, volevo lasciare un’immagine diversa e mi spiace che la società sia fallita. Ma non è fallita certamente per me. Hanno fatto delle porcherie talmente grosse… Se avessero chiesto a suo tempo quei dieci milioni alla mia famiglia, il Palermo sarebbe ancora in Serie B, salvo.

 

Perché non li ho messi prima?

Perché prima di tutto ero ai domiciliari. I 2,8 milioni nel Palermo sono stati immessi perché nessuno si immaginava un prosieguo del genere. C’era una grossa società americana in contatto per acquistare il Palermo e rischiare una penalizzazione in classifica sarebbe stato assurdo, ma nessuno pensava che sarebbe invece finita così.

 

Sui Tuttolomondo.

Quando ho visto Albanese con loro ero tranquillo, l’ho vista come una garanzia. Questi disgraziati invece non si sono neanche iscritti al campionato, servivano 4-5 milioni di stipendi e se fossero state delle persone perbene, non sarebbero arrivate fin lì. Bastava iscriversi e vendere 3-4 giocatori, come fatto l’anno prima. La mia famiglia era informata solo attraverso l’avvocato del Palermo, la nostra unica preoccupazione era che si presentasse gente all’altezza. Ad un certo punto si era presentato un fondo americano e voleva che la proprietà intervenisse a garanzia del debito verso i procuratori, cosa che avremmo fatto. È successo invece l’imponderabile. La Federazione ci ha messo del suo, con la retrocessione in C e il ripescaggio in B.

 

Sulle proprie vicende giudiziarie.

Penalmente non ho fatto nulla, c’è una sentenza del marzo 2018 secondo cui il Palermo non era insolvente. Però aspetto che la giustizia faccia il suo corso.

 

 

Infine un pensiero sulla nuova società.

Ai miei figli avevo chiesto, in caso di approvazione del concordato, di cedere tutte le attrezzature della palestra al sindaco, in modo da darle alla nuova società per la quale sto facendo il tifo. Auguro loro di andare rapidamente in Serie A.