El Chino Recoba, la magia nel sinistro

El Chino Recoba, la magia nel sinistro

Stagione 1998/99: Alvaro Recoba al Venezia di Maurizio Zamparini e compie il miracolo sportivo. La formazione veneta riesce a salvarsi, dopo che El Chino era riuscito a realizzare undici reti, tra cui le abituali perle che si incastonano nella storia dei veneti. Il Signor Emmezeta, cosi veniva chiamato il presidente, era riuscito a risollevare il club dal fallimento, portandolo in A. Anni dopo, Recoba definirà Zamparini "il patron più pazzo che conosco, ma è una brava persona".
L'immagine scolpita nell'anima di Recoba già allora era Moratti, un padre sedotto dal talento del figlio, quello che porta la bandiera ad ogni partita e che esulta con sguardi complici verso un dettaglio del campo. Persino le marcature da calcio d'angolo, che delizia. L'incostanza negli allenamenti, la croce. Gli attimi vissuti da Re poi cancellano e legano sincreticamente il resto, gli intervalli meno brillanti, riportando tutto ai pregi, alle follie razionali in area, ai calci di punizione segnati allo scadere, quelli sognati perché capaci di risolvere le partite. Succede nel Nacional al 92' contro il Penarol, ed è un vantaggio cui va ad eclissarsi un pareggio tedioso durato fino a quel momento. Il tripudio si rigenera attorno al suo volto, il terzo scudetto arriva. Ache, il presidente del club argentino vuole erigere una statua per Recoba ponendolo accanto a Gardel, il signore del tango; il compagno Pereiro si tatua la faccia di El Chino sull'avambraccio. Se il calcio è un dono, Recoba ne ha avuti due: il secondo è il piede sinistro che crea la magia atemporale. Il 31 Marzo darà il suo addio al calcio, stavolta accettando il fatto che il suo fisico non regge più.