Due diligence non ancora conclusa. Allora chi comanda?
Due diligence è studio. Se si sta ancora studiando non c'è accordo.
Queste le parole del presidente Baccaglini nel suo ultimo comunicato sul sito ufficiale della società: «Come già ricordato in altre occasioni, confermo che in questo momento l’agenda di lavoro viene dettata dai tecnici impegnati nel completamento della due diligence. Come è di prassi in questi casi, c’è un intero team dedicato che si sta occupando di ultimare la due diligence che riguarda tutta la società e le sue attività. Si lavora sui dettagli non solo finanziari, ma anche legali, commerciali, etc».
Paul Baccaglini chiarisce un punto importante della trattattiva che si sta conducendo per l'acquisizione del Palermo calcio, ovvero che la "due diligence" non è ancora ultimata.
Da giorni si parla di imminente closing, ma a questo punto è il caso di fare tutti un passo indietro.
La nomina alla carica di Presidente di Baccaglini sembrava fugare ogni dubbio: l'accordo economico c'era e con esso tutti i controlli del caso. Perché non avrebbe avuto senso nominare un nuovo presidente ancor prima di avere delle garanzie. Adesso è ufficiale, l'accordo non c'è e non può esserci, visto che si sta ancora lavorando alla due diligence. A meno che, dopo la retrocessione, non sia stato chiesto di fare un aggiornamento. Ma anche tale ipotesi non chiarisce il giallo: perché nominare un presidente prima di sapere se ha le caratteristiche giuste per comprare il Palermo?
Ragioniamo però su un aspetto importante della vicenda, ovvero il potere decisionale, distinguendo proprietà da presidenza. Se non è avvenuta una cessione societaria, se addirittura non ci sono ancora le dovute garanzie e non sono state ancora ultimate le attività di investigazione per il passaggio societario, com'è possibile che Baccaglini, seppur nominato presidente, possa dire cosa fare e cosa non fare, tipo esonerare, nominare, comprare, vendere, etc etc?
Nessuno vuole mettere in dubbio la buonafede delle parti, ma sembra alquanto strano che qualcuno eserciti un potere all'interno di una "casa" che non è sua e per la quale non esiste ancora un compromesso.
Alla luce di quanto dichiarato da Baccaglini, appare chiaro che per il closing ci sarà parecchio da aspettare.
Come ampiamente dimostrato in questi anni, per affrontare un campionato, soprattutto quello cadetto, lungo e difficile, non ci vogliono solo bravi giocatori, ma servono anche programmazione, lucidità, unione di intenti e tanto entusiasmo. Al momento, all'orizzonte, si scorgono soltanto confusione, improvvisazione e "giochi di ruolo". Si parla tanto di brand, di stadio, di centro sportivo, di parchi e di tanti altri progetti avveniristici e poco, pochissimo, di presente e di calcio. Forse è normale così, perché il Palermo è in un limbo: è di Zamparini? E' di Baccaglini? Al momento è come se non fosse di nessuno e il futuro preoccupa non poco. Tutto ciò non può lasciarci indifferenti.
Redazione