«Caro Edi». Lettera a Cavani

«Caro Edi». Lettera a Cavani

 

Caro Edi,

 

L’altro giorno ti ho visto giocare con il tuo Uruguay contro il Portogallo; doveva essere la partita di Cristiano Ronaldo, ma a rubare la scena del pubblico di Sochi, e i miei occhi, sei stato tu. Vederti fare quei gol, uno più bello dell’altro, è stato come incontrare la mia ex dopo tanti anni e rivedere in lei le cose che ai tempi mi fecero innamorare; mi hanno portato indietro nel tempo, quando hai calcato per la prima volta il prato, ora triste, del Barbera.

 

Avevi vent’anni quando hai esordito con la maglia rosa. Era un Palermo-Fiorentina, sei entrato al posto di Ciccio Brienza e ti sei messo accanto a David Di Michele per cercare di rimettere in piedi la partita. Nessuno ti conosceva, per molti di noi eri l’ennesimo giocatore preso per pochi spiccioli dal presidente, e al minuto 25 del secondo tempo un difensore gigliato respinge via di testa una palla pericolosa.

Va proprio verso di te: “Giochi in serie A da neanche un quarto d’ora, non fare il fenomeno”, ripetei dentro di me. Tu invece hai mandato al diavolo tutti e hai seguito l’incosciente istinto di un ventenne che non ha niente da perdere. L’hai calciata al volo, quella palla, ed è partita una bordata dal vertice alto dell’area di rigore che, per la tua esile corporatura, era inimmaginabile anche per la più fervida delle menti, dopotutto non sarà stato mica un caso se dalle tue parti ti chiamavano El Botija, "il bambino". È entrata proprio sotto il sette, lì dove non batte il sole e nient’altro: lo stadio è letteralmente esploso, e in quel gesto di rara bellezza e di pura pazzia giovanile ho visto un futuro campione.

 

Ti ho sempre difeso, sai? Quando dicevano che per ogni gol segnato ne sbagliavi quattro molto più semplici o quando Colantuono ti faceva giocare esterno insieme ad Amauri e Miccoli, e mi chiedevo se lì non fossi sprecato. 

Poi come tanti, come tutti, sei andato via

34 gol in 109 presenze in rosanero, e quando ti hanno ceduto al Napoli per 17 milioni dopo essere stato comprato tre anni prima a 5 si gridava alla grande plusvalenza per uno che sì, aveva i colpi, ma segnava poco. Poi però con la maglia azzurra partenopea, da prima punta, hai zittito tutti e al povero Auriemma la rete gliel’hai fatta gonfiare parecchie volte; sei volato a Parigi per 64 (!) milioni e sei diventato il miglior marcatore della storia del tuo club, che di campioni ne ha visti arrivare non pochi.

 

Ora a distanza di tanti anni, in un mondiale senza Italia, rivedo te, il tuo ex compagno Kjaer fiero capitano della sua Danimarca, e ripenso con un misto di rabbia, tristezza e tremenda nostalgia, ai quei bei tempi in cui i mondiali di calcio li avevamo a casa. 

 

Alla fine avevo ragione, caro Edi. Eri davvero un campione