16 giugno 2019. 365 giorni dopo lo scempio di Frosinone

16 giugno 2019. 365 giorni dopo lo scempio di Frosinone

 

16 giugno 2019.

Sembra una giornata qualunque, una giornata interlocutoria che non a caso casca di domenica, al termine di una settimana in cui si sono dette tante cose e se ne sono fatte quasi altrettante.

Il Palermo ha reso noto il nome del nuovo allenatore, quel Pasquale Marino che torna in Sicilia col sogno nel cuore di ripetere quanto fatto 14 anni fa a Catania.

È stato stabilito dove e per quanto tempo si farà il ritiro estivo, con la doppia tappa tra San Lorenzo Dorsino e Sarnano che porterà i motori rosanero ai giri e al calore giusto per l'inizio ufficiale della stagione.

Ma questo 16 giugno si porta dietro anche un retrogusto amaro. Inutile chiedersi il perchè, lo sappiamo tutti. Un anno fa il Palermo si giocava allo "Stirpe" di Frosinone la possibilità di approdare in serie A.

 

La sensazione dopo la gara di andata, giocata al "Barbera" e vinta per 2-1 in rimonta, è che la formazione allora guidata da Roberto Stellone potesse farcela. E invece, la storia è, ahinoi, nota a tutti.

Eppure i primi minuti di quella partita sembravano promettere bene. Quel Palermo sembrava ben messo in campo e soprattutto con un alto tasso di concentrazione e di serenità. Dall'altra parte il Frosinone sembrava interessato più a dare calci che a tentare la rimonta, con nel mirino soprattutto quel Nestorovski reo di aver "parlato assai" nell'immediato post-partita dell'andata. I rosa creano e soprattutto non corrono particolari rischi, la porta di Pomini non viene mai messa in pericolo tranne che in un'occasione nel primo tempo. Poi nella ripresa scende in campo un Frosinone decisamente più in palla, che dopo una decina di minuti sfrutta una brutta uscita col pallone del Palermo e sblocca il risultato con Maiello. La reazione dei rosa resta ordinata ma con meno sprazzi, finchè non arriva il primo episodio incriminato: serpentina di Coronado, fallo di Ciofani, il signor La Penna di Roma fischia rigore. Poi punizione. Poi ancora rigore. Poi ancora punizione. Quest'ultima è la decisione definitiva.

 

Scoppia il putiferio. Da quel momento in poi Frosinone-Palermo smette di essere una partita di calcio. I rosa attaccano senza costrutto e con scarsissima lucidità, i gialloblu di Longo si difendono con affanno ma in maniera costruttiva. Finchè qualcuno, dalla panchina frusinate, non decide che un pallone sia troppo poco per portare avanti la partita. Ci pensano Matarese e Citro a lanciarli in campo. Due, poi tre, il tutto mentre Nestorovski e compagni cercano di dare l'assalto alla porta di Bardi. Come se non bastasse, in campo arrivano anche diversi palloni direttamente dagli spalti dello "Stirpe": come ci sono arrivati non lo sappiamo e non vogliamo saperlo. Poi il 2-0 in contropiede di Ciano, l'invasione di campo che avviene con abbondante anticipo rispetto al triplice fischio, che a quanto pare è stato emesso da La Penna nonostante non l'abbia sentito nessuno. Per il Frosinone è il tripudio, per il Palermo è una grossa delusione condita dalla rabbia e dal sentore che qualcosa non sia andato in maniera corretta nello svolgimento dell'incontro.

 

E come se non bastasse, determinate uscite pubbliche da parte di Longo e di Stirpe, che alle accuse di mancata sportività rispondevano attaccando il Palermo sul piano dei bilanci e della gestione societaria, non facevano che alimentare la rabbia dei tesserati e dei tifosi. Chi vi scrive questo articolo non nega di aver fatto fare al proprio smartphone un volo di qualche metro, testandone l'integrità della scocca e tirando un sospiro di sollievo vedendo che ancora funzionava.

All'indomani, all'arrivo della squadra al "Barbera", si avvertiva la delusione e la rabbia per aver visto sfumare - più o meno meritatamente - l'obiettivo, ma anche l'orgoglio di aver dato tutto e di aver visto l'avversario ricorrere a qualsiasi mezzo (ma davvero qualsiasi) per prevalere nel doppio confronto. E in un certo senso, aver visto il Frosinone colare a picco nel campionato di serie A ha restituito un po' di dolcezza al palato, soprattutto nei tifosi. Ma tutto questo consola fino a un certo punto.

 

365 giorni sono passati, eppure l'unica cosa certa è che fa ancora male anche solo a pensarci. Di acqua sotto i ponti ne è passata, di cose ne sono successe a tonnellate sia sulla sponda palermitana che su quella ciociara. Tra un anno si giocherà di nuovo, una volta al "Barbera" e una allo "Stirpe". Con la speranza e l'obiettivo - che presumo sia condiviso da ambo le parti - che si voglia far parlare il campo e il pallone. Uno solo, però...