La carica di Pomini: «Palermo, gli alibi sono finiti»
Stellone, il futuro, l'esonero di Tedino: il portiere rosanero parla al Corriere dello Sport
Arrivato a Palermo come riserva di Josip Posavec, Alberto Pomini ha lentamente conquistato la maglia da titolare e non l'ha più lasciata.
Il portiere classe '81 è una delle sorprese della stagione rosa e se quella del Palermo è stata la seconda miglior difesa della Serie B gran parte del merito va data all'esperienza che l'ex Sassuolo ha portato tra i pali rosanero.
«Mi sembra un secolo fa, sono passati 14 anni dal primo spareggio - dice Pomini, che disputò i play-off con la maglia neroverde nella stagione 2004/05, ai microfoni del Corriere dello Sport - E dalle emozioni di giovane ventitreenne che cercava di farsi strada. Partimmo dalla C2, finì male, ci bruciò il Pizzighettone».
Cosa serve per vincere? «Energia mentali. A livello fisico in 10 giorni non puoi fare miracoli. Abbiamo la fortuna di un primo turno favorevole con due risultati su tre, non è poco. Guai a fare calcoli, parte il cervello. Non siamo cotti, eravamo più stanchi un mese fa, il cambio di allenatore ci ha spinti a ricompattarci. Il mister è carico, è una rivincita anche per lui. Ha portato serenità. A volte serve la mano pesante, gli alibi sono finiti. Tedino? Col Venezia abbiamo fatto una figuraccia, serviva una scossa. Quando i risultati non arrivano non è consuetudine mandare via i giocatori...».
Adesso i play-off, poi il futuro da discutere con la società: «Tornare titolare è stato il mio riscatto. Mi piacerebbe toccare quota 40, in questa città e in A».
Redazione