Di Piazza, stadio e centro sportivo: parla Dario Mirri

Di Piazza, stadio e centro sportivo: parla Dario Mirri

Parola a Dario Mirri

Il presidente del Palermo, intervistato da Repubblica, ha parlato a distanza di un anno dalla mancata iscrizione dei rosa in Serie B e la conseguente caduta e perdita del titolo sportivo della rinascita del club di viale del Fante, con la conquista del primo tassello della Serie C. Non potevano inoltre mancare gli argomenti chiave di quest'estate rosanero ovvero il rapporto ormai incrinato con Tony Di Piazza, le questioni stadio e centro sportivo nonché l'identikit del nuovo allenatore e la visione imprenditoriale del nuovo Palermo:

 

«Abbiamo ritrovato quella dignità che ci era stata tolta. Dallo Zamparini degli ultimi tempi sino ad arrivare a Tuttolomondo passando per gli inglesi, tutti avevano tolto la dignità a noi tifosi e alla nostra squadra del cuore. Oggi abbiamo una dignità di persone oneste e trasparenti che vogliono bene al Palermo. Oggi, qualunque cosa faccio da presidente, la faccio per il bene del Palermo. Come tifoso e come imprenditore perché per me il Palermo è la mia squadra del cuore, ma è anche un investimento, una impresa». 

 

FORZA ECONOMICA

«Abbiamo una forza economica che in C non ha nessuno e che in B hanno in pochi. Il nostro capitale sociale non solo è stato versato, ma i soldi sono in cassa e non sono virtuali. Abbiamo cinque milioni cash e questa è la nostra forza tangibile. Ma c'è anche una forza che è data dalla trasparenza del progetto. Quello che sognavo da tifoso l'ho raggiunto da presidente».

 

VITTORIA
«Esagerato definire storica la vittoria della Serie D? Assolutamente no. E' storica perché venivamo da anni difficili e mesi drammatici. Vincere un campionato è comunque fare la storia. Un po' come accadde nel primo fallimento con la differenza che quel Palermo ha avuto un anno per organizzarsi, noi abbiamo fatto tutto in pochi giorni e abbiamo vinto. Eravamo costretti a vincere. Non avevamo alternative. Personalmente ho sentito molto la pressione di quello che andavamo a fare. Avevo paura di non fallire davanti ai tifosi, alla città e alla mia famiglia. Non andare in C sarebbe stato un vero fallimento. Un disastro. Avevo tutto da perdere e per questo motivo la definisco storica».

 

SERIE B

«Più che subito la serie B sarà fare il possibile per raggiungere la serie B. Tra dovere vincere, come capitato in serie D, e potere vincere, come sarà in serie C, ne corre. Non voglio illudere la gente che è già stata troppe volte illusa. Ricordo quando qualcuno disse che il Palermo avrebbe lottato per lo scudetto. Io dico solo che proveremo e abbiamo una società forte e in grado di farlo».

 

DI PIAZZA

«Era un matrimonio normale come tanti altri. Io sono il socio fondatore con la maggioranza e Di Piazza il socio di minoranza. Ruoli e competenze erano definite da tempo. Non posso entrare nella testa di Di Piazza. Posso solo dire che i numeri parlano chiaro. Io ho il sessanta per cento e lui il quaranta. Le cose erano chiare sin dall'inizio. Evidentemente Di Piazza ha cambiato idea. Ha scritto per due volte che vende le sue quote. Io riconfermo che le sue quote le compro io. Lui ha chiesto una valutazione. I nostri legali sono al lavoro per questo. Non cerco nessun socio, ma come deve fare un buon imprenditore sono pronto ad ogni eventualità per il bene del Palermo. Però lo ribadisco: abbiamo soldi per andare avanti un anno senza nessun tipo di problemi. Mi dispiace per i tifosi che sono quelli che soffrono, ma i problemi ci sono perché qualcuno li ha creati e perché ha ripensato agli accordi iniziali. E' fastidioso per tutti, ma solo un fastidio e non una preoccupazione». 

 

CONCESSIONE STADIO

«Io credo che il Palermo non possa prescindere da Palermo. Se qualcuno vuole fare politica sul Palermo a mio giudizio fa male alla città e a se stesso. Se volessi fare un ricatto potrei dire che sono pronto a non iscrivere la squadra qualora non si dovesse raggiungere l'accordo sullo stadio, ma mi fa lo stesso male dover dire che la iscrivo e poi vado a giocare dove ci ospitano. Io voglio pagare, ma voglio pagare il giusto. Se mi si chiedono 350 mila euro per lo stadio significa che si vuole la morte del Palermo e io, prima di far morire il Palermo, lo porto a giocare altrove».

 

CENTRO SPORTIVO 

«Torretta o Piana? E perché no a Monreale. Ci sono tre ipotesi in ballo, ma io sono aperto ad altri suggerimenti. Se riusciamo a chiudere con uno di questi comuni sono pronto a partire anche domani. Abbiamo il progetto di massima con tre campi, palestre, club house per i nostri calciatori». 

 

ALLENATORE

«Stiamo cercando un vincente. A me interessa vincere, come a tutti i tifosi. Ci muoviamo solo per competenze senza nomi suggeriti dagli amici. Voglio guardare avanti e cercare il meglio. Ecco, per esempio, perché sarebbe anacronistico chiedere ad Amauri di tornare in campo. Non dobbiamo voltarci indietro. Noi palermitani dobbiamo avere più fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità pensando che siamo la squadra che ha battuto per tre anni di fila la Juventus e non solo quella dei Tuttolomondo o dei procuratori slavi. Insomma pensiamo in grande».

 

PENSARE IN GRANDE

«Io, in un anno ho messo nel Palermo sette milioni tra gli stipendi della vecchia società e i soldi del nuovo club. Non so se l'ultimo Zamparini può dire di aver fatto altrettanto. Il mio obiettivo è imprenditoriale. Se metto sette milioni ne voglio raccogliere settanta. Non sono un benefattore. Nel calcio di oggi nessuno butta i soldi. Dopo un anno sono sempre più convinto che il Palermo sia una grande opportunità. Di Piazza, mi viene da dire, è salito sul carro di chi lavorava da mesi e aveva già messo dei soldi. Ma io voglio il Palermo in A: lo voglio da tifoso e da imprenditore. La società in A varrà come minimo 150 milioni e forse allora potrò decidere di venderla».