La clessidra dell'espiazione

La clessidra dell'espiazione

In casa Palermo si tenta di guardare al futuro. Di fatto mentre la squadra prova a ritagliarsi quanto meno un posto in piedi in paradiso, parafrasando Verdone, in Viale del Fante si cerca una soluzione per il domani.
Che il presidente Dario Mirri abbia dato mandato alla banca Lazard di ricercare possibili acquirenti per l’intero pacchetto azionario è cosa risaputa.

L’intento di cedere è acclamato. Fra pochi mesi, giugno, il diritto di recesso di Tony Di Piazza diventerà effettivo e le difficoltà della società siciliana sono note. Lo scenario è stato confermato anche dall’autorevole Sole 24 ore che ha disegnato le possibili vie: l’acquisto dell’intero pacchetto azionario, l’ipotesi di prelevare la sola quota appartenente a Di Piazza, via meno percorribile.

 

Il Palermo deve vendere, ok. Ma ciò deve essere fatto nell’immediato, quanto meno non troppo oltre il termine dei play off, altrimenti sarebbe ancora più destabilizzante e traumatico. In Viale del Fante ne sono consapevoli e per questa ragione si sta intensificando il tutto, visto anche il periodo storico che porterà ad un passivo di fine stagione vicino agli otto milioni di euro.

Non solo. C’è anche e principalmente l’aspetto sportivo da programmare e custodire. La prossima deve essere - lo ripetiamo da tempo senza esitazione alcuna - la stagione del reale rilancio dei colori rosanero. Per fare ciò serve tempo e serenità: quella che l’eventuale nuova proprietà deve avere a disposizione per disegnare il percorso. 
Quindi vendere, benissimo, ma quanto prima per evitare di compromettere, prima del tempo, il prossimo campionato. Il Palermo non può permetterselo.

 

Se così non fosse - inutile girarci intorno - sarà un consapevole appiattimento nella mediocrità attuale, privo di qualsivoglia slancio o illusione. Questa volta con piena coscienza di se stessi e senza voli pindarici né voluti e neanche ispirati da eventuali promesse. Non c’è e non può esserci il compromesso: la clessidra continua a svuotarsi, con la speranza lì a scandire ciò che è e quello che potrebbe essere. In una sorta di tormentata e sadica espiazione che il popolo rosanero non ha cercato e di certo meritato.


 

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