Per ritrovare un Frosinone-Palermo con una posta in palio così alta bisogna tornare indietro di otto anni, alla finale playoff per la Serie A, un precedente rimasto impresso soprattutto per quanto accadde nella gara di ritorno. Oggi, pur con i ciociari avanti di quattro punti, non esiste un vero favorito: sia Alvini che Inzaghi guidano squadre vicine alla perfezione, ricche di qualità e organizzazione, e saranno i dettagli a fare la differenza. Da una parte c’è la forza offensiva del Frosinone, capace di realizzare 64 gol, dall’altra la solidità difensiva del Palermo, che ne ha subiti appena 27. Due filosofie diverse ma ugualmente efficaci, costruite sul lavoro dei rispettivi allenatori: Alvini ha trasformato un attacco tra i peggiori della scorsa stagione in una macchina produttiva, coinvolgendo non solo le punte ma anche centrocampisti e difensori; Inzaghi, invece, ha dato equilibrio alla retroguardia affidandosi a uomini esperti come Bani e Ceccaroni, affiancati da giovani e alternative affidabili. Tra i pali, Joronen rappresenta una delle rivelazioni del campionato, con ben 16 clean sheet, mentre solo il Venezia ha fatto meglio del Frosinone in zona gol. La sfida dello Stirpe si preannuncia dunque come una vera partita a scacchi.
I numeri individuali confermano l’equilibrio tra le due squadre, a partire dal duello tra Calò e Palumbo, rispettivamente a quota 12 e 10 assist, tra i migliori della categoria. Il centrocampista del Frosinone, specialista sui calci piazzati e autore anche di 7 reti, rappresenta una minaccia costante per la difesa rosanero, che però è già riuscita a neutralizzarlo nella gara d’andata, una delle poche in cui i ciociari non sono andati a segno. Dall’altra parte, Palumbo è il metronomo del Palermo: dopo un avvio lento, ha cambiato marcia da fine novembre, contribuendo in modo decisivo alla crescita della squadra, come dimostra anche il gol contro l’Avellino, che può rappresentare una spinta ulteriore in vista del finale di stagione. Sulle fasce si giocherà un altro duello chiave: da un lato Ghedjemis e Kvernadze, fondamentali nel sistema offensivo di Alvini, dall’altro Pierozzi e Augello, esterni a tutta fascia capaci di garantire equilibrio e pericolosità. I primi, spesso a piede invertito, sono tra i segreti della prolificità del Frosinone, mentre i secondi rappresentano due pedine imprescindibili nello scacchiere di Inzaghi, grazie alla loro continuità e capacità di incidere in entrambe le fasi. Saranno proprio loro, insieme ai rispettivi centravanti Raimondo e Pohjanpalo, a determinare gli equilibri di una sfida che si annuncia decisiva.