Palermo, il grido di Di Mariano: "Dobbiamo uscire da questo momento di me*da"

Palermo, il grido di Di Mariano: "Dobbiamo uscire da questo momento di me*da"

“Dobbiamo uscire da questo momento di me*da. Perché lo dico, ok? Tutti insieme. Siamo delusissimi, amareggiati, incazzati. E fin quando non siamo morti, noi non molliamo. Questo è poco ma sicuro”.

È un grido di rabbia, di aiuto, di volontà di reagire quello di Francesco Di Mariano ai microfoni di Casa Palermo, trasmissione a tinte rosanero in onda da lunedì al venerdì dalle 15 su Radio Time.
Uno sfogo, dentro l'intervista di Davide Cammarata e Giulia Fazio, che il numero 7 palermitano si concede per ribadire tutta la delusione che la squadra rosa sta vivendo in questo momento.


“Sicuramente a volte non si ha sempre una spiegazione a tutto quello che succede. Negli ultimi due mesi e nelle ultime partite, non parlo solo di Samp, Spezia o Carrarese, perché con lo Spezia paradossalmente abbiamo fatto una partita meno brillante rispetto alle ultime 6-7 dove avevamo raccolto meno, e con lo Spezia invece avevamo raccolto tutto quello che c'era mancato nelle partite precedenti”.


USCIRE INSIEME DA “UN MOMENTO DI ME*DA”

“Io cerco sempre di guardare il bicchiere mezzo pieno e mai mezzo vuoto, perché siamo in un momento difficile. Siamo delusissimi, amareggiati, incazzati, e in questo momento forse dire qualche parola in più potrebbe essere troppo banale o superfluo. In questo momento io penso che c'è poco da dire, c'è poco da parlare. Siamo in un momento di difficoltà, però come ho detto prima guardiamo il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto. Questo è un momento dove bisogna uscirne sicuramente mai a testa bassa, ma a testa alta. E l'unico modo che io conosco è il lavoro. Quindi non ci possiamo ammazzare, dobbiamo andare avanti. Io capisco che in questo momento siamo tutti delusi, tutti. Io conosco questa città, conosco questa gente, lo so per primo. Quindi in questo momento alla gente non interessano probabilmente le parole, gli interessano più che altro i fatti.
E ora dobbiamo uscire da questo momento di me*da. Perché lo dico, ok? Perché uscire dai momenti di me*da quando le cose vanno bene è troppo facile. Lo si deve fare quando le cose vanno male. Ma tutti, tutti insieme. Noi qua dentro costruiamo tutti i giorni, non possiamo fare altro, quindi ci dobbiamo aiutare tutti, tutti insieme e fin quando non siamo morti noi non molliamo. Questo è poco ma sicuro. E non perché ci chiamiamo Palermo: in generale, fin quando non siamo morti, fin quando l'arbitro non fischia l'ultimo minuto e l'ultima partita di campionato, noi non molliamo e cerchiamo sempre di riprenderci e cercare di fare qualcosa sempre di più”.


LA DEBACLE DI CARRARA

“È ovvio che contro la Carrarese è mancato qualcosa in termini forse di atteggiamento, ma ci può stare uno scivolone durante un campionato. Venivamo da un periodo dove le prestazioni c'erano e avevamo raccolto di meno. Questa è andata male. Adesso testa alta e reagire. È inutile stare lì a pensare “perché non ho fatto questo, non ho fatto quello”: è andata. Questo è quello che mi sento di dire.


ZERO TIRI IN PORTA

“Sicuramente non ci sono stati tiri in porta, ma ci sono stati tiri. Siamo arrivati molto spesso lì davanti. Abbiamo calciato da fuori area, da dentro l'area. Mi ricordo anche l'ultima azione di Thomas (Henry, ndr) a fine primo tempo dentro l'area di rigore. Se fosse entrata quella palla forse probabilmente avremmo parlato di altro, però anche le scorse partite ci sei arrivato davanti la porta, non è che non ci sei arrivato, hai creato, è mancata quella cattiveria che hanno detto probabilmente anche l'allenatore e altri miei compagni nelle precedenti interviste e abbiamo raccolto meno. Poi contro lo Spezia di fatto si capovolge la situazione perché hai fatto due gol su palle inattive, di cui un autogol, perché probabilmente hai raccolto quello che meritavi nelle partite precedenti. Questa adesso è andata male, è andata storta”.


RIALZARE LA TESTA

“Adesso siamo qui, fuori dal campo, e cerchiamo di costruire per andare avanti e guardare subito alla prossima partita, perché il bello del calcio è questo: è cercare di portare dalla nostra parte la gente, la città. Ma questo lo facciamo non solo per la città, per rendere felice una città intera, un popolo intero, lo facciamo sia per far gioire una città intera, delle persone che sognano, ma per poter sognare anche noi, perché anche noi siamo dei sognatori, perché tutti noi abbiamo delle famiglie, abbiamo delle carriere davanti, quindi vogliamo sognare insieme a tutti, non solo far sognare altre persone, sognare insieme a tutti, che è la cosa più bella, secondo me. Poi è ovvio che in questo momento siamo delusi, io per primo ma tutti, e lì dentro stiamo cercando semplicemente di costruire la prossima partita. Poi ce ne sarà un'altra, un'altra ancora. Ma capiteranno questi momenti ancora durante il campionato. Perché lo so, sono ormai undici anni che faccio questa categoria, lo so, capiterà. Ma cosa facciamo? Ci uccidiamo? No! Dobbiamo andare avanti. Ma non testa bassa e pedalare, ma testa alta e pedalare. Questo è quello che penso”.


LE ASPETTATIVE DELLA PIAZZA E LA VICINANZA DELLA SOCIETÀ

“Sicuramente la piazza si aspetta tanto da noi e anche noi ci aspettiamo tanto da noi, perché se no non saremo qui a Palermo. Nessuno di noi, in primis io, ma nessuno. Siamo a Palermo per un motivo, ma tu per poter volare in alto devi cadere tante volte, se no non puoi mai volare in alto. E questo è un percorso che in questo momento ci fa volere basso: poi ci rialziamo, poi rivoliamo basso. Però, lo so che è difficile dire “la pazienza”, ma la pazienza è la virtù dei forti, dobbiamo avercela perché è arrivata qua una società importantissima e io ci vivo da dentro. Lo so che da fuori è difficile, ma io ci vivo da dentro, questa società non ci sta facendo mancare nulla, ci fa sentire il suo apporto, è sempre vicino a noi, è una società importantissima. Bisogna avere, lo so che è difficile, la pazienza, perché non si costruisce tutto oggi per domani, si gestisce con il tempo.


IL GIOCATORE È NELLA TESTA

“Voglio dire che a livello tattico non spetta a me rispondere, ne deve deve rispondere il mister, ma livello psicologico sì, ti posso dire che il giocatore è qui dentro (nella testa, ndr), è solo qui dentro, non da qui in giù. Il giocatore è nella testa, ma in qualsiasi categoria, squadra, città, ovunque”.


ANCORA SULLA CARRARESE

“La Carrarese ha vinto con il Pisa in casa, eh. Bisogna rispettare tutte le squadre, perché noi facciamo la Serie B, non facciamo la Champions League, siamo una squadra come tutte le altre. Ma probabilmente noi siamo andati dietro la partita perché loro volevano questo. Siamo andati dietro la partita nel secondo tempo, probabilmente gli ultimi 20 minuti volevamo riacciuffarla e forse nella confusione abbiamo creato ancora più confusione, e questo è stato secondo me forse l'errore. Però la Carrarese va rispettata come va rispettata anche chi è primo ad oggi, come il Sassuolo. Il campionato è questo”.


TRANQUILLITÀ MENTALE?

“Ma non si può stare tranquilli alla 16ª partita di campionato. Non è quello. Non è quello. Perché io ho vinto un campionato a Lecce all'ultima partita di campionato, col Pordenone che era già retrocesso. E abbiamo vinto 1-0, abbiamo tirato 15 volte in porta e la palla non entrava. E allora cosa dovevamo dire? Che là eravamo scarsi? Ma non eravamo dei fenomeni prima e non siamo neanche scarsi adesso.
Io guardo il bicchiere mezzo pieno e dico che negli ultimi due mesi la squadra ha cambiato atteggiamento, anche in termini di prestazione. Non mi ricordo una squadra che ci ha sottomesso, non me la ricordo, ad oggi, negli ultimi due mesi. Quindi secondo me bisogna ripartire dalle cose positive e alzare la testa sempre. Cadi, ti rialzi, cadi e ti rialzi. Non c'è un'altra strada, se no cosa facciamo? Molliamo tutto e ce ne andiamo a casa? No, questo non fa parte né di me, né di noi. Quindi quello che dico è: ci vuole equilibrio, soprattutto nei momenti come questi, perché è troppo facile: vinci, sei felice, sei equilibrato, no, non è così, no, perché la difficoltà è sempre dietro l'angolo. Quindi in questo momento penso che il giocatore fa la differenza psicologicamente. Sia se vinci, sia se perdi o pareggi, è nella testa. Il giocatore è tutto nella testa”.



PIÙ PRESSIONE DA PALERMITANO?

No, l'ho già detto: sono tre anni che sono qua e l'ho detto tantissime volte. Per me non è un peso stare qua, non è un peso neanche il fatto di essere palermitano, probabilmente magari sento di più la felicità di una vittoria o la delusione di una sconfitta, ma io sono qua perché mi piace, mi piace rappresentare ogni ragazzino che sogna di arrivare a indossare questa maglia e ogni ragazzo o signore che magari si è immaginato di poter indossare questa maglia. Quindi io cerco semplicemente di rappresentare questa gente. Io lo faccio perché ci metto sempre il cuore. Lo faccio per chi mi vuole bene, chi mi stima, chi mi ammira e per la mia famiglia. Agli altri miei compagni non lo devo dire io il peso di questa maglia, perché la maglia parla da sola e penso che tutti i miei compagni che hanno accettato di venire qua sapevano dove venivano a giocare, con tutto il rispetto per le altre società, quindi sanno cosa vuol dire giocare per il Palermo e giocare a Palermo. Ma questo non deve diventare poi un alibi quando le cose non vanno bene. Perché siamo il Palermo, ok, ma siamo sempre una squadra di Serie B come tutte le altre e ad oggi qua, se siamo in Serie B, parlo anch'io in primis, per me vuol dire che ognuno di noi ha qualche limite. Non ci sono fenomeni in Serie B, non ci sono campioni. Quindi con il lavoro, con la mentalità, tutti insieme: poi l'estro, magari, la fantasia di un giocatore può venir fuori, ma sempre contando tutti e 25 i giocatori. Quindi è importante che tutti ci sentiamo parte dello stesso progetto nello stesso modo, e non che magari uno si senta diverso dall'altro. Ma sicuramente giocare a Palermo è una cosa per me stimolante, perché quando entri in quello stadio è sempre qualcosa di meraviglioso”.


ADESSO IL CATANZARO

“Parleremo tra di noi per cercare di costruire questa partita e sarà il mister a fare le sue valutazioni e cercare di preparare al meglio questa questa gara. Ma l'incazzatura e la delusione vanno di pari passo, quindi questa incazzatura e questa delusione la devi trasformare in una cosa stimolante. Deve essere una cosa stimolante perché, ripeto, siamo solo alla 16ª partita di campionato. Ho visto recuperare campionati: mi ricordo il Venezia di Vanoli, a dicembre era penultimo ed è arrivato in semifinale play-off, quindi ripeto: fin quando l'arbitro non fischia l'ultimo secondo e l'ultima partita di campionato, fin quando non siamo morti a terra, noi dobbiamo continuare a morire nel campo ogni partita”.


LA COCENTE DELUSIONE DEI TIFOSI

“I tifosi sono liberi di fare quello che vogliono perché devono esternare le loro emozioni. Siamo in un paese democratico dove ognuno può esprimere e dire quello che pensa, sempre nel limite del rispetto, no? Perché ci vuole sempre anche rispetto nel fare una critica, nel dire qualcosa. I tifosi è giusto che devono far sentire il loro disappunto, le loro emozioni, come noi invece dobbiamo essere più equilibrati perché noi facciamo questo lavoro. Bisogna essere più equilibrati e cercare di andare in campo e trasmettere a loro serenità. Dobbiamo essere noi con le partite, vincendo, con le prestazioni a cercare di portare a loro questa serenità e quindi portarceli dalla nostra parte. Ma una cosa è certa e lo ripeto ancora: fin quando non è finita,  non è finita”.