Palermo ed il Nord: una connessione emotiva

Un rapporto speciale quello tra i rosanero e i calciatori provenienti dalle aree scandinave e non solo

Palermo ed il Nord: una connessione emotiva

di Roberto Aiello

C’è qualcosa di strano, quasi magnetico, nel filo che unisce il sole caldo di Palermo alle luci fredde del Nord.
Non è solo calcio, non è solo mercato: è una connesione emotiva.

Il Palermo è sempre stato una creatura mediterranea: eccesso, passione, tragedia, resurrezione. Una squadra che vive di pancia prima ancora che di tattica. Eppure, negli ultimi anni, qualcosa è cambiato. Dal Baltico e dalla Scandinavia, sono arrivati uomini silenziosi, con occhi chiari e spalle larghe, portando con sé una nuova idea di tempo:

Joel Pohjanpalo: il gelo che brucia.
Joel non è soltanto un attaccante, è una dichiarazione filosofica in area di rigore.
Ha qualcosa di Kierkegaardiano — sì, concedetemi l’azzardo,nel suo modo di stare lì, sospeso tra possibilità e necessità. “La vita si comprende all’indietro, ma si vive in avanti”, scriveva proprio Kierkegaard, ed ogni suo movimento sembra questo: comprensione tardiva per i difensori, decisione anticipata per lui.
Eppure quando segna al Barbera non esulta con isteria: c’è un controllo nordico che contrasta con la marea rosa che vibra sugli spalti. Ed è proprio lì che accade il miracolo: il freddo del Nord che si fonde con il fuoco del Sud.

Jesse Joronen : l'equilibrio.
Jesse Joronen tra i pali è quasi un monaco zen.
Poco spettacolare, non teatrale ma necessario. In una città dove tutto è eccesso, Jesse è sottrazione, è silenzio.
Nietzsche diceva: “Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante.” Se Palermo è caos, Joronen è l’asse invisibile che impedisce al caos di divorare la stella.

Dennis Johnsen: il ponte.
Infine c'è Johnsen, l'ultimo arrivo dal mercato.
In lui c’è qualcosa di ibrido: non completamente ghiaccio, non completamente lava. Corre con una leggerezza quasi malinconica, come se portasse con sé i fiordi ma li avesse lasciati in deposito tra Monte Pellegrino ed il porto.
È nel suo tocco che si vede il ponte tra Nord e Sud, tra l'arte e la logica. Disciplina e improvvisazione, struttura e istinto.

Questa connessione tra il Nord e Palermo però non deve stupire: Palermo ha sempre avuto un’anima internazionale: Arabi, Normanni, Spagnoli. La città che ha mescolato cupole e cattedrali può benissimo mescolare nuovi accenti e temperature fredde.
E forse il calcio è proprio questo: una metafisica concreta. Undici uomini che cercano la gloria in un rettangolo di gioco.

Lo so, il Barbera non è Helsinki e non è Oslo. È rumore, sudore, bestemmia e poesia nello stesso respiro. Eppure quando Pohjanpalo salta più in alto di tutti, quando Joronen salva il risultato a mano aperta e quando Johnsen dribla sulla trequarti, qualcosa si allinea.

Palermo ed il Nord non è più distanza ma orizzonte.
È una linea sottile di luce fredda che incontra il tramonto rosa del Mediterraneo.
E in quest’incontro imperfetto, irregolare ma bellissimo, batte il cuore rosanero.