Miccichè: «Preoccupato ma ho fiducia in Zamparini e Giammarva»
Apprensione e dubbi sul momento difficile del club rosanero
In attesa dell’udienza in Tribunale, fissata per il prossimo 7 dicembre, il possibile fallimento del Palermo calcio sta tenendo con il fiato sospeso tantissimi tifosi rosanero. In molti sperano in un rapido passaggio di proprietà, che oltre a portare linfa vitale nelle casse della società di viale del Fante, riporti nuovamente in città un entusiasmo sopito da tempo.
A seguire da lontano le vicende societarie del Palermo, con attenzione ed apprensione, anche l’ex presidente Guglielmo Miccichè che, intervistato dalla nostra redazione, non ha nascosto rammarico e preoccupazione per il momento difficile che la società sta vivendo, palesando anche dubbi e perplessità sui due potenziali acquirenti del club, Paul Baccaglini e Frank Cascio:
«Non c’è dubbio che sono perplesso sull’istanza di fallimento – ha dichiarato Miccichè – che mi sorprende e che ovviamente mi dispiace moltissimo, però ho fiducia in Zamparini ed anche in questo nuovo presidente che lui ha nominato. Giammarva è uno specialista di bilanci di azienda, quindi se lui dice che i bilanci sono a posto perché non crederci? Vediamo quello che succederà, d’altronde l’istanza fallimentare non vuol dire fallimento, significa che ci sarà un dibattimento in tribunale ed ognuno produrrà le proprie ragioni. Non sono pessimista, ma certamente se la Procura ha avanzato una richiesta del genere è perché ci saranno delle motivazioni specifiche. Tutto ruota sulla cessione del marchio fatto dalla Mepal, una società collegata al Palermo calcio, ed è probabilmente questo movimento che ha dato origine a tutto. I numeri relativi ai debiti non li conosco, sono fuori dalla società da più di un anno e non ho notizie più dettagliate».
L’uscita di scena di Guglielmo Miccichè è coincisa con la nomina a presidente del Palermo di Paul Baccaglini, una figura molto discussa e sulla quale l’ex dirigente non ha mai nascosto di nutrire molte riserve:
«Su Baccaglini ho sempre avuto molte perplessità – ha affermato – non credo che lui e suoi soci possano avere possibilità e capacità finanziarie ed economiche per rilevare una società come il Palermo calcio e portarla ad alti livelli. La costruzione dello stadio e del centro sportivo mi sembrava un progetto molto fantascientifico, perché si tratta di investimenti di centinaia di milioni, non capisco da dove avrebbero preso i soldi. Che accanto a Baccaglini possa esserci Angelo Baiguera cambia poco. Baiguera non è né un imprenditore, né un industriale, probabilmente sono stati alleati nel tentativo di acquisire di Palermo, ma non credo che abbiano ancora la voglia e la potenzialità di comprare il Palermo, per me è un discorso totalmente chiuso».
Zamparini in questi giorni ha però rilanciato l’ipotesi di un ingresso imminente in società di Frank Cascio, fissando entro Natale il termine ultimo per cedere il Club all’imprenditore italo-americano:
«Anche su Cascio ho molti dubbi – ha sostenuto Miccicchè - non ha mai fatto delle trattative serie, concrete, non si è mai affidato a degli advisor, come si fa in queste circostanze, mi sembra una soluzione del tutto improponibile. Zamparini lo tira in ballo perché spera di vendere, che qualcuno si avvicini al Palermo. E’ come quando si vuole vendere un oggetto e si dice che tutti lo vogliono sperando che qualcuno poi se lo compri veramente. Io non credo che ci sia questo interesse, poi oggi con questo spettro dell’istanza del fallimento, eventuali acquirenti si allontano perché si preoccupano in quanto non capiscono cosa vanno a trovare nei bilanci e quale sarà il futuro per la società. Intorno al Palermo io tutti questi acquirenti non li ho mai visti, perlomeno non ho notizie reali di nessuno».
Oltre alla paura che si possa arrivare in tempi brevi al fallimento, a preoccupare sono anche le condizioni economiche del club, non più floride come i primi anni dell’era Zamparini
«Il calcio a Palermo è in difficoltà – ha confermato Miccichè – se la squadra riesce miracolosamente a tornare in serie A il discorso cambia, perché la società avrebbe molti più introiti, soprattutto quelli dei diritti televisivi che gli consentirebbero di sopravvivere e quindi lo stesso Zamparini o chi per lui avrebbe questa opportunità di avere garantiti decine di milioni che sono fondamentali per la vita di un club. Ma se la squadra non va in serie A c’è lo spettro di una situazione molto difficile, se già ci si trova in criticità quest’anno con i 25 milioni di paracadute che ha incassato, il prossimo anno in caso di mancata promozione che situazione potrà esserci?».
Redazione